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13.12.2006

7// Che ne sai tu del Kenya?

di Redazione

 

 Carta d'identità: Popolazione: 31.3 milioni Superficie: 580.370 kmqCapitale: Nairobi Moneta: scellino del Kenya Lingua: inglese  e swahili   Bandiera: fu adottata nel 1963 al momento del´indipendenza  dalla Gran Bretagna. Il colore nero simboleggia l´Africa,il colore rosso il sangue dell'umanità  ed il verde la fertilità. Lo scudo masai al centro simboleggia la difesa della libertà.

Stato Nome ufficiale:  Jamhuri ya Kenya. Città:  Mombasa; Kisumu; Nakuru; Machakos. Governo:  Presidente  dal gennaio 2003 è Kibaki  alla guida di una colazione eterogenea denominata  Arcobaleno; Organo  legislativo unicamerale: Assemblea Nazionale di 224  membri, eletti ogni 5 anni. Festa Nazionale:  12 dicembre, Indipendenza (1963). Forze parlamentari: 5.000. 

Società Popolazione:  i keniani discendono dai principali ceppi etnici africani:  bantu, nilocamitici, sudanesi e cusciti. I gruppi più  importanti, dal punto di vista numerico e culturale sono i  kikuyu e i luo; altre etnie: luhya, kamba, meru, gysii,  embu, turkana, pokot, samburu ecc. vi sono minoranze  indiane e arabe. Religioni:  tradizionali 60%, cattolici 21%, protestanti 13%,  musulmani 6%. Lingua:  inglese  e swahili (ufficiali). Si parla anche kikuyu e kamba. Partiti  politici:  Unione Nazionale Africana del Kenya (KANU), fondata nel  1943 da Jomo Kenyatta. Una riforma costituzionale permise  la formazione di nuovi partiti dalla fine del 1991. Il  Forum per il Ripristino della Democrazia (FORD),  principale forza di opposizione, si divise in due gruppi  nel 1992 (FORD-Asili e FORD-Kenya). Altri: Partito  Democratico (DP), Partito Nazionale dello Sviluppo (NDP),  Congresso Sociale del Kenya (KSC), Congresso Nazionale del  Kenya (KNC). Organizzazioni  sociali:  l’Organizzazione Centrale dei Sindacati del Kenya (COTU),   fondata dal governo nel 1965, è l’unica centrale  sindacale; Organizzazione Studentesca dell’Università di Nairobi; Movimento Cintura Verde (ambientalisti).Debito estero: 205 US$ pro capite. 

Istruzione Alfabeti: 82% maschi; 76% femmine.Iscrizioni universitarie: 1% 

Salute Speranza di vita: 49 anniMortalità materna: 590 ogni 100.000 nati vivi.Mortalità infantile: 77 su 1.000.Medici: 13 ogni 100.000 abitanti. 

Storia

Le prime tracce umane sul suolo del Kenya appartengono a tribù nomadi provenienti dall’Etiopia. In seguito il Kenya venne popolato da un certo numero di gruppi tribali, che condividevano la stessa area pur avendo origini diverse: Kikuyu, Kamba, Luo, Masai.  

Fino al Diciannovesimo secolo, nessun popolo straniero si impossessò dell’ entroterra permettendo così alla popolazione di sfuggire agli schiavisti arabi che si concentravano più a Sud. Tuttavia, la costa fu per un lungo periodo oggetto di contesa tra le popolazioni arabe e i Portoghesi per ragioni commerciali, fino a quando la Germania e l’Inghilterra non ottennero forti concessioni.  

Nel 1895 il Paese divenne un protettorato inglese. Inizialmente, l’interesse degli inglesi nei confronti del Kenya era limitato alla necessità di costruire una rete ferroviaria tra Mombasa e Kampala, che permettesse di sfruttare efficientemente le ricche risorse dell’Uganda. All’inizio del nuovo secolo il colonialismo inglese diede il via allo sfruttamento delle terre, a scapito delle popolazioni che le avevano sempre abitate. In seguito, altri coloni europei crearono nuove piantagioni (specialmente di caffè). Nel 1915 la maggior parte delle terre fertili era così utilizzata dagli inglesi e la segregazione razziale escludeva effettivamente gli africani da ogni diritto di proprietà. In questo periodo, nacque un movimento di opposizione al dominio coloniale: la KAU (Kenya African Union). Ben presto, vari gruppi si unirono: tra questi i Mau Mau (principalmente Kikuyu), si dedicarono completamente alla causa della liberazione dai coloni. Ne seguì una ribellione, che ebbe fine nel 1956 con la sconfitta dei combattenti africani. Il governo coloniale inglese dichiarò a seguito degli scontri lo stato di emergenza e la sospensione delle restrizioni alla coltivazione della terra da parte degli africani. Inoltre, grandi sforzi vennero fatti per incoraggiare la formazione di una classe borghese stabile.  

Il leader africano Kenyatta dopo anni di prigionia, nel 1961 venne liberato e ritornò a capo della rinata KAU, ovvero la Kenya African National Union (KANU). Essendo considerato un eroe nazionale, l’anno seguente vinse le elezioni e nel 1963 il Kenya divenne uno stato indipendente, con sistema parlamentare. Kenyatta sapeva benissimo che la lotta per il suo Paese era solo all’inizio: le speranze di milioni di persone erano difficilmente realizzabili in poco tempo e il raggiungimento dell’indipendenza non era che il primo passo. Fin da subito venne richiesta la forte collaborazione della classe lavoratrice allo sforzo di risollevare le sorti della nazione. I maggiori problemi alla creazione di un efficiente stato socialista africano erano rappresentati da povertà, malattie e analfabetismo. Vennero elaborati piani quinquennali di sviluppo da cui il Paese trasse grandi benefici.  

Alla morte di Kenyatta (1978), Daniel Arap Moi, un membro della tribù Tugen, prese il potere. Durante questi anni, la repressione e il conseguente dissenso aumentarono sensibilmente. Il Fondo monetario Internazionale e la Banca Mondiale iniziarono ad opporsi al suo governo e gli aiuti internazionali vennero sospesi. Tuttavia, la mancanza di compattezza nell’opposizione politica, permise a Moi di rimanere ancora al potere. Nel 2002 Moi si è ritirato dietro un cospicuo indennizzo.  

Le seguenti elezioni (Dicembre 2002) sono state vinte dalla nuova NARC (National Rainbow Coalition), con a capo Mwai Mbaki che ha proposto una piattaforma il cui obiettivo principale è una severa lotta alla corruzione. Una ventata di ottimismo ha pervaso il Paese. Effettivamente, il nuovo governo, adeguatamente rappresentativo delle varie etnie presenti sul territorio, è riuscito alla fine del 2003 a riguadagnare la fiducia del FMI (Fondo Monetario Internazionale), che ne ha dato una valutazione positiva, soprattutto per quanto riguarda la lotta alla corruzione ed il buon governo. Il programma prevede l’erogazione di 252 milioni di dollari in tre anni, di cui il 90% destinato al governo e il restante 10% alle ONG e al settore privato. Gli obiettivi principali degli aiuti saranno la lotta alla povertà, la riforma del sistema finanziario e la riduzione del debito pubblico. In seguito all’annuncio del FMI, diversi Paesi europei nonché il Giappone egli stati Uniti, hanno valutato la possibilità di fornire nuovi aiuti.

Ambiente 

Situato  sulla costa centro-orientale dell’Africa, il paese manca  di uniformità etnica e geografica. Da Est a Ovest si  possono distinguere quattro regioni principali: la pianura  costiera, con piogge regolari e vegetazione tropicale; una  fascia interna poco popolata con scarse precipitazioni nel  nord-nordovest; una zona montuosa collegata al margine  orientale della grande faglia del Rift, con un clima  moderato dall’altitudine e suoli vulcanici adatti all’agricoltura,  dove si concentra la maggior parte della popolazione e delle attività economiche; infine, l’ovest è un  altopiano dal clima arido, in parte mitigato dall’influsso  lacustre del Vittoria.  

Fra i maggiori problemi ambientali  si distinguono: degradazione dei terreni, erosione e desertificazione, deforestazione; inquinamento dell’acqua  potabile, principalmente intorno alle grandi città, come  Nairobi e Mombasa.  Kenya, uno dei  Paesi con il tasso  di incremento demografico fra i più alti del  mondo, registra un fabbisogno crescente di legna da ardere  e di terra da coltivare. Soltanto il 7% del  territorio è coltivabile, anche se i  sistemi agricoli degli altipiani del Kenya sono fra i più  produttivi di tutta l'Africa.  L'aumento dell'uso di pesticidi e di fertilizzanti ha  provocato un notevole inquinamento idrico.  

Soltanto il 49% della popolazione rurale  ha la disponibilità di acqua potabile e sicura. In alcune zone si stanno accelerando l'erosione del terreno e la desertificazione;  la deforestazione  è un problema grave, anche se negli ultimi vent'anni, con  l'ausilio di gruppi privati e di  programmi  vivaistici,  sono stati piantati circa 10 milioni di alberi. Il 30 %  circa del territorio è coperto da terreni  boscosi, ma soltanto il 3 % circa è occupato  da foreste umide naturali. 

Il Kenya è forse più conosciuto per i rinomati safari,  che attirano i turisti e i cacciatori di tutto il mondo, e  costituiscono una risorsa primaria dell'economia  nazionale. Alla conservazione della fauna nelle riserve è  stata quindi data priorità assoluta. Attualmente, quasi  il 12% del territorio totale è classificato come  parchi, riserve di caccia e altre zone tutelate, anche se  soltanto il 6% è protetto in modo rigoroso. Sono in  via di estinzione almeno 32 specie endemiche,  mentre fra gli habitat minacciati sono  le  pendici  del Mount Kenya e le foreste costiere. Sono attualmente in  corso iniziative volte al ripopolamento degli elefanti  africani e dei rinoceronti neri sempre più rari ed è  stata intrapresa una severa campagna contro i bracconieri.  Nel quadro del Programma MAB (Man and the Biosphere, l'uomo e la biosfera) dell'UNESCO sono state  riconosciute cinque riserve della biosfera.

Il Kenya ha ratificato accordi internazionali per la  tutela dell'ambiente che hanno per oggetto la  biodiversità, il cambiamento del clima, le specie in via  d'estinzione, lo scarico di rifiuti in mare, la vita  marina, la protezione dello strato di ozono,  l'inquinamento di origine navale e le zone umide.

I volti del Kenya 
Il  Kenya dai mille volti, dei tanti paesi dalle mille storie, dalle  infinite sfumature e universi. Dal punto di vista da cui cerchiamo  di guardarlo ne troviamo uno diverso: televisione, giornali,  viaggi, esperienze ci portano una miriade di aspetti. Si và  dall’afropessimismo alla gioia, dai bimbi che giocano tra le  baracche ai sorrisi e colori a tutti i costi.  

C’è  il Kenya dei turisti, quelli che scorazzano per le suntuose  spiagge di Malindi e Mombasa, quelli che girano con grandi jeep  per i safari nel tentativo di catturare l’immagine di qualche  animale raro. Spesso si dimenticano della gente, dell’anima del  Kenya. Dei tanti gruppi che abitano questa terra a volte difficile  da vivere. La terra coltivabile infatti è meno della metà del  paese. Terra rossa, feconda per le coltivazioni. Molto di questi  appezzamenti però sono destinati alle monoculture   per esportazioni. Come il caffè che in Kenya non consuma  quasi nessuno se non i wazungu.  

Il  Kenya è anche quello dei missionari, delle molte congregazioni  che affiancano la popolazione.  Missionari che sono immersi in una moltitudine di manifestazione religiose (oltre 500). Vivono tra la  gente povera, assetata di speranza. Quella che non ha nulla.  Quella a cui basta un granello di speranza e la possibilità di  arrivare a sera.  Ma  non tutti gli istituti, però, soprattutto quelli che hanno anche  missioni come hobby tendono a rimanere ‘europei’ nello stile  di vita e di costruzioni.  

E’  il Kenya degli operai, dei contadini, il Kenya dei poveri, degli slums  di Nairobi, dei  grandi appezzamenti di terreno, magari quelli del presidente Moi e  della sua famiglia. E’ il Kenya politico, strategico per le  logiche dei conflitti e delle mediazioni dell’Africa Orientale.  E’ i Kenya del  commercio che appartiene con evidenza agli  stranieri: indiani arabi. Nel Kenya ci sono I masai che sono  giunti persino a colorare le nostre pubblicità con i loro  mantelli rosso fuoco. E’ il Kenya dell’AIDS, delle percentuali  catastrofiche che gelano il sangue   

E’  il Kenya delle persone, che ogni mattina si alzano per vivere, per  soffrire, gioire, per rendere grazie a Dio. Dal povero bimbo di strada che aspira la colla, al manager della Nairobi bene. Dalla  mamma delle zone rurali che con fatica alleva i suoi figli e  coltiva la terra, ai giovani in cerca da vivere nelle città.  Persone che con grande fiducia guardano al futuro. Non solo mitici  atleti keniani super-veloci e super-tonici, o popolazioni delle  zone rurali di esclusivo interesse antropologico. 

C’è  il Kenya dei ricchi che come molti poveri seguono il luccichio del  denaro ed il brillare delle luci di città. Quei ricchi che se ne stanno barricati nelle ville controllate 24 ore su 24 dai  guardiani. Il Kenya delle differenze e dei contrasti, degli  estremi. Persone, che sono come noi, ragazzi che vanno in Chiesa e  cercano d essere felici. Il Kenya dei tanti giovani (il 75% dei  keniani ha meno di venticinque anni), che vogliono una vita  migliore, basata sulla giustizia, sull’equità e sulla pace.  Desiderano un futuro diverso, possibilità, per manifestarsi, per  fare esplodere e sentire le loro voci. Giovani che si trovano   e condividono le proprie paure e incertezze, i   propri desideri lavorando insieme per la propria gente. Ci  sono poi i bimbi, che giocano, ridono, sprizzano gioia e fanno  felici i volontari. Ma evidente è anche la spazzatura, il  degrado, la disperazione, la solitudine.  

E’  la terra delle lande deserte, della quotidianità silenziosa, dei  piccoli segni, della vita calma, delle giornate che passano in  sordina. Come in sordina passano anche i morti per le malattie più  semplici, per la criminalità, per i conflitti, per le tensioni  che scoppiano. Vi sono i segni evidenti dello sviluppo, ma quello  occidentale che è sinonimo di crescita, di incremento delle  ricchezze. Non per forza però è sinonimo di ben-essere, di vita  migliore per la gente. Molto spesso invece è sinonimo di morte,  di impossibilità di eguaglianza, di esclusione.

Siti di approfondimento 

www.nigrizia.it 
www.misna.it 
www.giovanimissione.it 
www.globalgeografia.com/africa/kenya.htm
www.kenyaweb.com 
www.kenyadaily.com 
www.kenyapage.com 
www.activekenyan.org 
www.africaonline.com/site/ke/ 
www.africanet.com/africanet/country/kenya/default.htm 
www.nigrizia.it 
www.misna.it w
ww.giovanimissione.it
 
www.kutoka.org  

FONTI UTILIZZATE:

·        Guida del Mondo: il mondo visto dal sud, Bologna, EMI, 2004, pp.337-339.

·        www.giovaniemissione.it  

 A cura di: Elena Ranfa, Tavola della pace 

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