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15.01.2007

45// Idee_Lettera da Nairobi di Padre Kizito

di Padre Kizito

 



Cari amici della Tavola della pace, mi avete chiesto “due righe” per aiutarvi a capire Nairobi quando ci verrete per partecipare al World Social Forum (WSF).

Nairobi inganna. Il centro, visto dalla collinetta che sovrasta l’Uhuru Park, il luogo dell’apertura e chiusura ufficiale del WSF, é quello di una metropoli modernissima. A pochi chilometri, meno di un’ora di un cammino che faremo insieme appena prima dell’apertura ufficiale del WSF, c’é Kibera, che con circa ottocentomila abitanti é lo slum piú grande nell’Africa a Sud dell’Equatore, un’icona di miseria e di ingiustizia. Due immagini contrastanti che rischiano di catturare tutta la vostra attenzione e di impedirvi di incontrare la Nairobi vera, che non é ne quella del centro ne quella degli slums, ma quella delle persone che si muovono in un paesaggio cosi difficile da interpretare.

Ma anche quando riuscite a vedere le persone all’interno di questo tormentato paesaggio, le difficoltá di capire non diminuiscono.

Italiani e Kenyani vengono da due tradizioni diverse, e la nostra comune umanitá si esprime in modi diversi. L’imposizione delle abitudini occidentali – dal modo di vestire, di fare la spesa, di divertirsi, cosi efficacemente promosse dai mass media – vi puó dare l’impressione che i Kenyani siano semplicemente persone di pelle nera che per il resto vivono e si comportano come gli abitanti di una qualsiasi cittá italiana. Non é cosi’; l’apparenza nasconde una visione del mondo molto diversa dalla vostra. Ne migliore ne peggiore, semplicemente diversa. Molto spesso avrete l’illusione di essere in sintonia con coloro che vi ospitano, perché magari parlerete la stessa lingua e griderete gli stessi slogan. Anche quando parlerete di ció che ci tocca tutti piú da vicino, di vita e di morte, di famiglia e di figli, di politica e di trasformazione, di diritti umani e di partecipazione alla vita sociale, avrete magari la sensazione di capirvi. Ma, vi assicuro, non é cosi. Spesso dimensioni vitali di ció che il vostro interlocutore dirá vi sfuggiranno.

Quali sono le differenze fondamentali? Forse il fatto che nella cultura Kenyana i rapporti interpersonali sono piú importanti di tutto, anche dei fatti. Forse che... No, non posso neanche incominciare a tentare di descrivervi le differenze. Ci vorrebbe molta piú riflessione mia e molto piú testo a disposizione. Posso solo assicurarvi che in questa differenza c’é una grande ricchezza e che per capire e gustare questa ricchezza dovete fare un cammino personale, avvicinandola con attenzione e rispetto. Cosa scontata, ma, credetemi, da quello che vedo, molto difficile da fare per chi appartiene ad una cultura, come quella italiana ed europea, che nel rapporto con gli altri é viziata da un grande – e probabilmente ingiustificato – complesso di superioritá. Troppo spesso vedo in Kenya turisti italiani che traspirano arroganza e prepotenza. Esiste la pastiglietta per la prevenzione della malaria, ma sfortunatamente non esiste quella per prevenire il complesso di superioritá. Eppure i portatori di questo complesso di superioritá sono i veri perdenti, perché non capiscono, neppure vedono, l’evidenza che hanno davanti agli occhi. Hanno semplicemente spostato i loro corpi dall’Italia al Kenya, ma le loro menti e i loro cuori sono rimasti in Italia.
Invece ogni volta che ci avviciniamo agli altri con il desisderio sincero di capirli si aprono per noi nuove prospettive e nuovi orizzonti. Voi direte, ma noi stiamo a Nairobi pochi giorni, come potremmo fare questo cammino? É vero, ma é il primo passo che conta. É l’attegiamento, la disposizione d’animo iniziale, di condivisione e di convivenza, che poi illuminará il paesaggio e le persone che incontrerete durante il cammino, lungo o corto che sia. D’altro canto, se il vostro atteggiamento é negativo, il vostro viaggio sará noioso e senza frutti.

E, al di lá dell’incontro che avverrá a Nairobi, questo atteggiamento é fondamentale per chi vuole pienamente vivere e crescere nel mondo di oggi. É una constatazione elementare che la dominazione e la pratica della prepotenza, dell’ingiustizia economica, culturale e religiosa sono alla radice dei mali del mondo di oggi. Abbiamo bisogno tutti di imparare ad incontrare gli altri, di capire che la pacifica e costruttiva convivenza di societá, culture e religioni diverse ha come presupposto la capacitá di rispettare gli altri e di incontrarli ad un livello di paritá e di empatia.

Dobbiamo riconoscere che giustizia sociale, ma anche identitá, cultura e religione sono aspetti vitali che dobbiamo tener presenti nella costruzione del possibile nuovo mondo che sognamo.
Capisco di non avervi aiutato molto a capire Nairobi... Ma se riuscite a venire con la consapevolezza che siete di fronte ad un mondo altro, e che queste cose si capiscono un pó con la ragione, ma molto di piú con l’apertura della mente e del cuore, é giá un buon punto di partenza.


A presto.
Padre Kizito

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