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03.01.2007

31// Annunciata chiusura discarica di Koroghoco

di Emiliano Bos, Misna

 

La più grande discarica di Nairobi – fonte di inquinamento diretto per centinaia di migliaia di persone che vivono nelle baraccopoli di Korogocho e negli slums della periferia orientale della capitale – potrebbe essere presto chiusa: lo ha promesso il ministro dell’Ambiente del Kenya, che per la prima volta in questi giorni si è recato di persona nella gigantesca montagna di rifiuti di Dandora, che raccoglie tonnellate di spazzatura da tutta la città.

Lo ha detto alla MISNA padre Daniele Moschetti, missionario comboniano, impegnato a nome della parrocchia St. John di Kariobangi in un comitato multi-religioso locale che si batte per la salute dei disperati che vivono in questi quartieri di baracche. “Possiamo considerarlo un traguardo storico, perché il ministro ha già impartito indicazioni operative agli uffici governativi per elaborare entro tre mesi un piano di breve, medio e lungo termine con una collocazione alternativa della discarica” spiega al telefono dal Kenya il missionario. “Quando è arrivata la delegazione governativa in visita a Dandora, bruciavano rifiuti da cui salivano vapori densi davvero come la nebbia in Val Padana e quasi non ci si vedeva” scherza il missionario.

Che aggiunge serio: “Purtroppo era tutto vero, perché qui da anni ogni giorno la gente respira i fumi di diossina della discarica, che raccoglie gli scarti anche chimici di tutta la città”. Chi l’ha vista sa che si tratta di una sorta di “girone infernale” dove centinaia di ‘scavengers’ (cercatori) sopravvivono col business della spazzatura, riciclando i materiali che bande criminali locali si contendono in un clima insalubre, dove violenze e degrado vanno di pari passo tra miasmi ed esalazioni irrespirabili.

Già dal 2001 il sito di Dandora era stato dichiarato al limite delle sue capacità, soprattutto per i danni sulla salute delle 700.000 persone che vivono nei dintorni, soprattutto a Korogocho, che ospita oltre 100.000 abitanti in casupole di lamiera e legno prive di energia elettrica e acqua corrente. “Qui arrivano rifiuti da hotel, ambasciate, aeroporto, centri commerciali: è il luogo della disperazione dove si combatte per accaparrarsi i materiali utili da riciclare” dice ancora alla MISNA padre Moschetti. Lo stesso ministro dell’Ambiente – dopo aver parlato con gli ‘scavatori’ - ha detto che “siamo tutti d’accordo sulla necessità di trasferire la discarica”, anche se sarà necessario prevedere un progetto sostenibile per la comunità locale e per le famiglie che finora hanno vissuto di piccoli lavori legati al gigantesco immondezzaio di Dandora.

Il vicesindaco di Nairobi Ferdinand Waititu, che ha partecipato alla visita insieme al ministro, avrebbe però affermato che per ora l’amministrazione non dispone di siti alternativi per una nuova discarica. La zona di Dandora venne creata nel 1977 dalle autorità cittadine e dalla Banca mondiale, che crearono un’area di abitazioni a basso costo: il progetto – concepito probabilmente secondo standard ben lontani dalla realtà – fallì e l’intera zona ha ben presto iniziato ad ospitare alcune delle baraccopoli di Nairobi, dove in totale vivono oltre 2 dei 4 milioni di abitanti della città. Secondo l’agenzia ‘Un Habitat’ dell’Onu, la capitale conta 199 slums, dalla gigantesca Kibera – quasi 800.000 abitanti, la seconda di tutta l’Africa – agli assembramenti più piccoli ma in continua crescita. I missionari comboniani sono impegnati dal 2004 nella campagna internazionale ‘W Nairobi W’ per evitare la demolizione di alcuni slum e lo sgombero forzato di oltre 300.000 residenti. “Per noi – conclude padre Moschetti – la possibile chiusura della discarica è una notizia storica”. Soprattutto se Korogocho, come dice il comboniano Alex Zanotelli che ci ha vissuto 12 anni, è una delle “periferie della storia”.

 

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