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08.01.2008

289// "Nairobi ci interessa e ci preoccupa". Sit-in: l'appuntamento oggi alle 15.00 all'ambasciata romana del Kenya

di Flavio Lotti

 

La pace, come la guerra, non è un evento meteorologico. Si può sperare che ci sia il sole quando si vuole andare a fare una scampagnata ma non si può sperare che la pace accada. La pace, come la guerra, è il risultato possibile di molte volontà e azioni. Così è anche per il Kenya dove una terribile ondata di violenza, in pochi giorni, ha provocato più di trecento morti accertati (ma nessuno ha ancora potuto verificare il numero reale), oltre centomila sfollati, numerose distruzioni materiali e ha gettato nel panico decine di milioni di persone per lo più già costrette a vivere in condizioni miserabili. La domanda è, allora, ancora una volta, la stessa: cosa stanno facendo l’Italia, l’Europa e l’Onu per evitare che il Kenya resti imprigionato nella spirale della violenza? I primi mediatori internazionali sono al lavoro. Ieri è stato il giorno dei premi nobel per la pace Desmond Tutu e Wangari Matai. Oggi è arrivato a Nairobi l’ambasciatore americano. Perché il Segretario Generale dell’Onu e il Consiglio di Sicurezza non hanno ancora attivato nessuna missione? Cosa sta facendo l’Italia in seno al Consiglio di Sicurezza? Tutti questi attori possono avere un ruolo importante. Perché non si attivano adeguatamente? La crisi politica, che si è aperta all’indomani della proclamazione dei risultati elettorali, non è irrisolvibile. Ma il fattore tempo è decisivo per evitare lo scontro politico si trasformi in un selvaggio scontro etnico. I due principali leader devono essere spinti a negoziare subito una soluzione. Per questo oggi abbiamo deciso di manifestare davanti all’ambasciata romana del Kenya. Per dire che quanto sta accadendo a Nairobi ci interessa e ci preoccupa. Per dire a quelli che hanno la responsabilità di intervenire che devono farlo subito. Che non si può trattare solo della sicurezza degli italiani che sono in vacanza in quel paese o della difesa dei nostri interessi economici. Che dobbiamo fare l’impossibile per aiutare la gente del Kenya, e in particolare dei più poveri, a costruire il proprio futuro in pace. Che gli sfollati e le vittime delle violenza non possono essere abbandonate a sé stesse. Che ci impegniamo a sostenere tutti coloro che operano per la pace e la convivenza in Kenya. Che ci impegneremo a sradicare la miseria che sta alle radici di così tante insopportabili sofferenze.

Quella di oggi è la nostra prima manifestazione di pace del 2008, Anno dei diritti umani. E’ dedicata all’ennesima emergenza politica e umanitaria dell’Africa in un tempo in cui le emergenze internazionali sono diventate un fatto quotidiano. Non posso accettare l’idea che passeremo anche quest’anno a rincorrerle, aspettando una politica e delle istituzioni che non arrivano mai.

Flavio Lotti
Coordinatore nazionale della Tavola della pace

Perugia, 5 gennaio 2008

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