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04.01.2008

285// Nairobi: oggi nuova manifestazione contro Kibaki

di Redazione

 

Torna in piazza oggi l'opposizione a Kibaki guidata da Raila Odinga, candidato sconfitto del Movimento democratico Orange (Odm), dopo che ieri la manifestazione organizzata era stata sospesa per timore di scontri tra polizia e manifestanti. Quello di ieri doveva essere un corteo pacifico, ma la polizia era ben decisa a rispettare l’ordine del presidente, che non aveva autorizzato il corteo. A Mombasa, sulla costa, gli oppositori del presidente sono invece scesi in piazza, come previsto.
Per fermare i manifestanti, diretti al Parco Uhuru, Parco della Libertà, cantando l’inno nazionale e gridando ad alta voce “pace”, i poliziotti hanno aperto gli idranti e lanciato lacrimogeni, sparando anche alcuni colpi in aria. I manifestanti allora hanno dato fuoco a edifici e auto. Fortunatamente non sono state segnalate vittime, dopo che scontri nella precedente settimana hanno causato, secondo dati governativi, quasi 350 morti, alcune per mano della stessa polizia, e migliaia di sfollati. Per evitare l’aggravarsi della situazione, i vertici dell’Odm hanno comunque deciso per la sospensione del corteo.
Agli appelli della comunità internazionale alla riconciliazione si sono aggiunti quelli dell'arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, Nobel per la pace, arrivato ieri in Kenya per iniziare una mediazione. Odinga si è detto pronto ad accettare la mediazione e a riprendere il dialogo, timidi segnali di apertura anche da parte di Kibaki.

Ieri il procuratore generale del Kenya, Amos Wako, ha chiesto un'indagine indipendente sul voto, la stessa richiesta che nei giorni scorsi era arrivata anche dagli osservatori internazionali che hanno monitorato le operazioni di voto.

Una campagna elettorale "tribale" e l'assenza della chiesa locale

Ma c’è anche chi non crede che gli avvenimenti di queste ore siano scoppiati improvvisamente e inaspettatamente. Per padre Mariano Tibaldo, provinciale dei comboniani in Kenya ci sono stati troppi silenzi in questi anni. Anche della Chiesa. «Siamo in un momento di assoluta pazzia tribale. Calmare gli animi ora, per parlare alla ragione è molto difficile. Siamo di fronte a un conflitto etnico non perché oggi ci sono gli scontri. Tutta la campagna elettorale è stata impostata sull’etnia e sulle sue divisioni. Kikuyu per Kibaki e luo per Odinga. Campagna fatta per avere il voto della propria tribù. Già da tempo si doveva capire come si sarebbe conclusa questa dinamica tribale. Non sono fatti capitati all’insaputa nostra. E’ qualcosa di preparato da almeno due anni. Per questo dico che questi risultati drammatici potevano essere previsti. E noi come chiesa abbiamo fallito. La conferenza dei religiosi ha detto al cardinale Njue che ci si deve liberare delle divisioni etniche anche all’interno della stessa conferenza episcopale, perché questo è il dramma: purtroppo ci sono divisioni etniche e forti anche all’interno della Conferenza episcopale. E se la Chiesa non è unita in questi momenti, non può parlare con voce profetica».

Fonte: Nigrizia.it

data: 4 gennaio 2008

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