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04.01.2008

280// Kenya, la violenza si riaccesa nelle strade

di Enzo Nucci

 

Tempi difficili per la giovane democrazia kenyana. Il paese è ad un doloroso bivio. La proclamazione di Mwai Kibaki come presidente della repubblica per il suo secondo mandato rischia di gettare il paese nel caos. I brogli elettorali ai danni dello sfidante Raila Odinga sono ormai chiari. Gli osservatori della Unione Europea hanno avanzato infatti forti dubbi sulla 
regolarità delle operazioni di spoglio: troppe le omissioni, tante le violazioni delle più elementari regole. Il governo inglese critica apertamente l'operato del presidente. "Ci congratuliamo con gli elettori kenyoti per il fatto che il voto è avvenuto in modo ordinato e dignitoso. Ma abbiamo autentiche preoccupazioni sulle irregolarità riscontrate dagli osservatori europei e da altri" afferma il capo del Foreign Office. 
Kibaki ha dunque forzato la mano ed ha deciso di continuare ad occupare la poltrona piu' importante del paese. Sarà comunque difficile per lui formare un governo perche' la maggioranza dei seggi parlamentari è in mano all'opposizione. Il Kenya infatti prima di questo colpo di mano sarebbe potuto diventare il primo paese africano con una tradizione democratica giovane ma consolidata dove l'elettorato esercitando il diritto di voto poteva mandare a casa una intera classe politica ritenuta corrotta e inefficiente. senza violenza, senza colpi di stato. La gente infatti ha sonoramente bocciato la politica di Kibaki: il vice presidente e 20 ministri 
del suo governo non sono stati infatti rieletti. 
Oggi in Kenya è emergenza democratica . Subito dopo la proclamazione del presidente, è stata ordinata la immediata sospensione delle trasmissioni radio e televisive in diretta sui tumulti scoppiati nel paese "nell'interesse della tranquillità e della sicurezza pubblica" afferma il 
ministro della Sicurezza Interna. Ed aggiunge: "Sono stato anche incaricato di vietare a tutti i media ed ai giornalisti in generale la diffusione di reportage allarmanti o che incitano alla violenza". Insomma da oggi la stampa kenyota è sotto censura e non è improbabile che analoghi provvedimenti siano estesi ai media stranieri operanti sul territorio. 
Eppure negli ultimi cinque anni di ritrovata libertà (dopo 24 anni di feroce dittatura di Daniel Arap Moi), la stampa kenyana era riuscita a dare prova di ampia autonomia dal potere. Da oggi si corre il rischio di tornare drammaticamente all'antico. Anche perchè è stata proibita all'opposizione di tenere una manifestazione di protesta. 
La violenza si è riaccesa nelle strade. sono almeno una trentina i morti negli scontri scoppiati in tutto il paese. Le baraccopoli sono il drammatico palcoscenico della rabbia di chi si sente defraudato, Padre Daniele Moschetti, missionario comboniano che opera da sette anni 
nello slum di Korogocho, è testimone di questa violenza. Ci sentiamo molte volte al giorno. La notte scorsa mi ha telefonato per farmi sentire colpi di pistola e raffiche di mitra che bande di facinorosi esplodono. La rivalsa politica si coniuga con antiche ed irrisolte rivalità tribali e con 
regolamenti di conti interni alla malavita. Ed a Korogocho si muore: sette morti in una notte, tra cui due bambini. Lo stesso Daniele mi ha detto di esere stato minacciato perchè ha cercato di pacificare gli animi e perchè ha sottratto dal linciaggio un poveraccio assaltato da giovani armati di machete. Daniele e Paolo La Torre, l'altro missionario che opera nel quartiere, rischiano la vita ma non hanno alcuna intenzione di abbandonare il loro gregge di anime faticosamente riunito nella aprrocchia di St: John. Non sono giorni semplici nemmeno per Renato Kizito, un altro missionario . 
Oggi pomeriggio fuori dalla Shalom House, il centro polivalente che gestisce nella zona industriale di Nairobi, è sfilato un corteo di mungki, mafiosi che controllano i trasporti pubblici. hanno fatto gazzarra forse per intimidire i tanti giovani che frequentano il centro. 
A Kizito ed a Moschetti la Rai ha devoluto pochi giorni fa i soldi destinati ai regali natalizi dei dipendenti: un gesto nobile, che oggi risalta anche di più sapendo che i nostri amici stanno lavorando per chi soffre e per questo sono disposti a rischiare.

31 dicembre 2007

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