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17.12.2007

275// Victor, il videomaker, e la sua"Ndugu-Mdogu Crew": "Ora vogliamo allargare il gruppo"

di Alice Capucci

 

NAIROBI - Cameraman e autore della troupe di videomaker “Ndugu Mdogo crew”, Victor Shamwata, africano di 24 anni, racconta la sua storia.  Ha vissuto la sua infanzia a Kawangware, nella baraccopoli di Kibera a Nairobi, Kenia, assieme ai suoi genitori e ai due fratelli. A 21 anni è riuscito a diventare indipendente, ha studiato una scuola per Business management and information tecnology, vive con la madre in città e da tempo collabora con la comunità Koinonia di padre “Kizito” Sesana. Nel 2005 è riuscito a creare una troupe televisiva, formata da lui e da altri due coetanei, Francis e Newton, quest’ultimo suo amico da sempre. “All’inizio eravamo in sette a voler prendere parte a questo progetto - racconta Victor-  ma solo noi tre siamo andati avanti con tenacia. Ora abbiamo un piccolo ufficio per l’attività di editing video all’interno della “Shalom House” di Nairobi, casa della comunità di Koinonia e, pur disponendo di un piccolo budget, il nostro desiderio sarebbe quello di allargare il gruppo, cercando soprattutto di coinvolgere le ragazze”. Collaborando con organizzazioni locali e internazionali, Victor, Francis e Newton hanno partecipato, a Perugia,  alla Settimana della pace in preparazione della marcia Perugia-Assisi, città nella quale torneranno nell’aprile del 2008 per gareggiare ad un concorso tra giovani giornalisti: in quell’occsione presenteranno un nuovo documentario.
La  “Ndugu-Mdogo crew” ha collaborato ai primi di dicembre alle riprese video della “Conferenza internazionale su risorse e i conflitti in Africa” che si è tenuta a Nairobi. Per Victor è stato importante discutere delle guerre “dimenticate” del continente africano e del difficile rapporto con i media. Una lezione istruttiva, uno scambio tra storie e culture diverse. Ma ha una preoccupazione: “Ora bisogna cominciare a cercare delle soluzioni concrete per il mio paese”. Un paese che Victor ama, e dove vuole continuare a vivere. Ricorda gli anni difficili passati a Kawangware, nella baraccopoli dove è nato, e proprio per questa voglia di riscatto il suo desiderio più grande è quello di non cambiare né paese, né città: “La mia vita è qui”.

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