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10.12.2007

270// Guerre in Africa. Nasce "Il gruppo di Nairobi"

di Mauro Sarti

 

NAIROBI – Finisce con una concreta iniziativa di lavoro assieme la conferenza internazionale di Nairobi su “Risorse e conflitti in Africa”. Tre giorni di studio e formazione che hanno visto confrontarsi giornalisti occidentali e africani, intellettuali, studiosi, politici, diplomatici, volontari, cooperanti e religiosi dei due continenti. Una iniziativa concreta che avrà come motore il neonato “gruppo di Nairobi”, una nuova forma di collaborazione trasversale che cercherà di mandare avanti le tante proposte uscite in questi tre giorni africani.

“Sono venuto qui – ha detto Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della pace concludendo la conferenza - perché dobbiamo superare la situazione in cui i conflitti africani sono quelli dimenticati: siamo abituati a pensare al Medio-oriente, all’Afghanistan poi, solo per ultimo, ai conflitti dimenticati, a quelle guerre africane che nemmeno chiamiamo per nome. Tutti sappiamo che ci stiamo avvicinando ad una serie di problemi enormi: noi siamo molto piccoli, ma vogliamo ugualmente entrare nelle zone dove ci sono questi problemi e metterci in gioco. Noi possiamo fare qualcosa per cambiare questa situazione”.

Tanti i punti di discussione, e altrettante le sintesi. A partire dalla valutazione che i conflitti sulle risorse sono complessi, e che dunque necessitano di un approccio che si muova fra la teoria e la pratica; che l’Africa non è un corpo abbandonato, ma che fa parte del mondo globale con tutti i problemi e le opportunità che questo comporta. Non solo: Michael Ocheng’ direttore di Africa Peace Point ha toccato anche altri punti di sintesi salutando i partecipanti all’iniziativa di Nairobi, promossa, oltre che da App, anche dalla Tavola della Pace, dal Coordinamento degli enti locali per la pace, il Premio Ilaria Alpi, Nigrizia, la comunità Koinonia, Articolo 21, Peacelink, Vita, Ordine dei giornalisti di Lombardia e Emilia-Romagna, Fnsi assieme ad altre organizzazioni: “L’integrazione regionale è una pratica indispensabile per la soluzione dei conflitti – ha continuato Ochieng’- e favorisce la cooperazione internazionale mentre i media in Africa devono diventare strumento di democratizzaione, in maniera socialmente responsabile: i giornalisti devono essere informati e formati sulle dinamiche del conflitti in atto in questo continente”. Tra le sintesi anche la necessità che gli stati africani debbano essere ridefiniti, attraverso riforme istituzionali, per creare un distacco netto dalle strutture coloniali e che la società civile torni ad essere una risorsa importante in questo processo.

“Il 10 dicembre 2007 viene celebrato in tutto il mondo l’inizio dell’anno che ricorda il sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani che risale al 1948 – ha continuato Lotti -. Ma cosa c’è da festeggiare? La nostra conferenza non finisce oggi, ma soltanto il 10 dicembre quando, a Kibera, il più grande slum di Nairobi, in Kenia, ricorderemo ancora una volta assieme ai più poveri del mondo che tutti gli esseri umani sono e devono essere uguali, e avere tutti gli stessi diritti”.

“Il gruppo di Nairobi”, ricorda Francesco Cavalli, vice-presidente del Coordinamento degli enti locali per la pace - nasce per combattere l’indifferenza verso il continente africano, e sarà un lavoro duro. Obiettivo: rimuovere gli stereotipi nell’occidente e promuovere nuove iniziative in Africa per rendere più concreti i progetti di collaborazione, anche sui media, in un comune impegno per la pace. L’idea della conferenza appena conclusa era maturata durante il World social forum di Nairobi nel gennaio del 2007. Nasceva come proposta di Africa Peace Point e di alcune delle organizzazioni italiane presenti al Wsf con l’intenzione di mettere in collaborazione l’importante esperienza africana di App nell’impegno per la pace, e la storia e la sensibilità di diverse realtà italiane che sul tema informazione e pace, stavano già svolgendo un percorso significativo.

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