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09.12.2007

268// Nigeria, Rwanda: tra debito e mercato globale

di Alice Capucci

 

NAIROBI – Quale ruolo per la comunità internazionale per contrastare le guerre in Africa? “La globalizzazione e la posizione della comunità internazionale hanno contribuito ad aumentare il caos e a peggiorare la situazione africana”. Questo è ciò che hanno sostenuto il direttore esecutivo dell’Associazione africana di scienze politiche, professor Adekunle Amuwo, e reverendo A. E. Roberto sj del Hekima College alla “Conferenza internazionale sulle risorse e i conflitti in Africa” in corso in questi giorni a Nairobi, Kenia.  

Il ruolo degli attori occidentali e il debito dei Paesi sottosviluppati
“In Africa si sono creati nuovi tipi di relazione, nuovi rapporti multilaterali”. Così sostiene Adekunle Amuwo, portando anche l’esempio della Francia, la quale ha deciso di investire grosse somme in Nigeria. “Uno degli obiettivi francesi era quello di apparire più benigni rispetto agli altri attori occidentali e rispetto al passato, pur essendo ex colonizzatori. Oggi si dovrebbe cercare di sfruttare questa situazione, provando a mettere in competizione le potenze occidentali portandole così a investire in Africa. Questo, a mio parere, è un buon ragionamento ma dopo la guerra fredda riuscire a raggiungere questo scopo è diventato molto difficile”. Lo studioso passa poi a esaminare la situazione ruandese, che ritiene più problematica: “Sono stati i belgi ad aver colonizzato il Rwanda ma gli americani e i francesi sono riusciti ad accaparrarsi altre risorse di questo Paese. Il Rwanda è quindi diventato un “orto di tutti”, ecco perché la sua situazione è così complicata da spiegare e da risolvere”. Passando poi ad analizzare il commercio, Amuwo ricorda come la promessa di inserire l’Africa nel mercato globale sia stata tradita – ha spiegato -  e questo ha provocato anche una perdita di possibili benefici per la popolazione. Adekunle Amuwo non manca di sottolineare come anche il debito sia ingiusto e spropositato: “ Molti prestiti non sono mai arrivati a destinazione. Ora sono gli africani a doversi riunire per scegliere con molta attenzione un portavoce, chiamare la comunità internazionale e dichiarare di non essere pronti a pagare il debito, in quanto non sostenibile”.

Le ragioni dei conflitti e le risorse naturali
“Quello che dovremmo fare per risolvere la situazione – continua Amuwo -   è costituire uno stato che si occupi direttamente degli africani, che paghi loro luce, acqua, educazione, uno stato che imiti il Botswana”. Altro problema da risolvere è quello riguardante le risorse naturali che l’Africa possiede. L’economia si è allargata ma questo ha provocato solamente un accaparramento di legno, petrolio, uranio, diamanti presenti nel territorio africano da parte delle grandi potenze commerciali. Questa situazione è aggravata dal fatto che i leaders del continente preferiscono avere i mezzi per combattere, più che mantenere proprie queste risorse e sfruttarle dall’interno. Emblematico l’esempio di Mogadiscio dove “è stato documentato che mentre la popolazione non aveva acqua e beni primari di sussistenza, possedeva però una quantità spropositata di armi”. Perché i leaders del luogo non sono intervenuti? Sempre secondo il direttore dell’Associazione africana di scienze politiche il problema sta nel fatto che “questi leaders continuano a seguire la logica colonialista”.

La comunità internazionale
Punto centrale del suo intervento riguarda la comunità internazionale. “Molti pensano che la comunità internazionale sia una buona istituzione, io personalmente ritengo che questo costituisca un concetto molto nebuloso. Oltre a ciò molti dei problemi riguardanti l’Africa sono stati generati da situazioni esterne al continente, come sanzioni economiche, embarghi commerciali e relazioni tra attori occidentali. Per questo la comunità internazionale dovrebbe cercare una soluzione concreta”.  Amuwo sostiene anche che “gli stessi africani devono muoversi e costruire i loro leaders. Per anni le varie comunità hanno vissuto in armonia, poi la mano invisibile del mercato e della comunità internazionale hanno creato conflitti basatI su ragioni insulse”.
Reverendo A. E. Roberto sj, riprendendo alcuni argomenti già trattati, osserva come gli africani stessi non abbiano una valida risoluzione alla rapida globalizzazione che di fatto risulta una nuova forma di colonialismo. Passando poi alla discussione sulle risorse il religioso sottolinea come “la rincorsa violenta ad accaparrarsi le risorse ha generato la proliferazione delle armi nel continente. Questo viene aggravato dal fatto che la comunità internazionale sembra non avere una soluzione di grande prospettiva per la risoluzione dei conflitti in Africa legati appunto alle risorse naturali”.  La sua conclusione: “Le proposte della comunità internazionale provocano solamente altro caos nella già complicata situazione africana, e non portano a una soluzione dei conflitti”.

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