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07.12.2007

262// "Le radio in Africa? Sono anche strumenti di guerra"

di Alice Capucci

 

NAIROBI – Giornalisti in Africa, un lavoro difficile. Abala Peter Ouma, africano, 36 anni, racconta la sua esperienza in Congo, dove ha conosciuto da vicino il fenomeno delle le radio locali, un network in grande sviluppo grazie anche alle nuove tecnologie, media che sempre più vengono utilizzati dai signori della guerra.
“Per un certo periodo ho vissuto a Butembu, in Congo, - racconta Ouma - e ci sono tornato per studiare le radio locali e il loro impegno nella risoluzione dei conflitti. Raccogliendo informazioni, però, ho scoperto che 250 delle radio presenti in Congo erano di fatto controllate dai leaders delle guerre precedenti. Totalmente comandate e finanziate da questi signori della guerra, mi sono reso conto che purtroppo queste radio venivano usate non come mezzo di informazione e di educazione alla pace per la popolazione, ma come strumento di propaganda di guerra, e non per la risoluzione dei conflitti in Africa.”
Tornato dal Congo, Ouma si è laureato all’università di Nairobi al master su “Peace Studies and International Relations”. Dopo essere stato per molti anni anche in Tanzania, ha deciso di vivere a Nairobi e di lavorare per una radio locale. La stazione per cui collabora si chiama Waumini (in africano: fedele) e assieme a altri quindici giornalisti  ha realizzato anche il sito internet www.waumini.org.
Orgoglioso del suo lavoro, Ouma racconta che la radio dove trasmette, cattolica, promuove l’evangelizzazione per tutti, non solo per i credenti. In questi giorni è qui alla conferenza di Nairobi su “Resources and conflicts in Africa” per raccogliere materiali per il suo programma, una trasmissione di news che dura ben un’ora e mezza. Un lavoro che fa tutto da solo, cercando notizie, documenti, testimonianze. Da come parla di questa sua esperienza, si nota subito che per lui questo lavoro è interessante e stimolante. Un impegno quotidiano, e apprezzato a Nairobi visto che per due anni consecutivi è stato premiato come miglior lavoro giornalistico dell’anno.

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