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11.10.2007

244// L’Africa č in piedi: "La colonizzazione ha negato la storia africana"

di Redazione

 

“L'Africa non domanda aiuti, ma riconoscimento e dignità. Abbiamo condannato per secoli l’Africa a non avere storia e poi le abbiamo imposto la nostra. Se ha un bisogno più degli altri è nella richiesta di essere riconosciuta nella sua dignità. Dobbiamo smettere di parlare noi di Africa e cominciare a permettere che sia l'Africa a parlarci. Dobbiamo smettere di aiutare l'Africa e creare invece le condizioni affinché l'Africa realizzi se stessa in pienezza. Non è l'Africa ad avere bisogno di noi, siamo noi ad avere bisogno di lei per ricominciare a dare il giusto peso alla vita e alle cose. Dobbiamo imparare ad ascoltare. E ancora una volta abbiamo capito che occorre abbandonare i luoghi comuni e gli stereotipi di un’immagine dell’Africa negativa, continente di guerre, povertà, corruzione, e creare nuove relazioni. E' dall'Africa che può partire un nuovo movimento capace di ridare un'anima a questo mondo che ormai ha venduto se stesso solamente al profitto e al mercato”, ha dichiarato Eugenio Melandri, di “Chiama l'Africa, nel coordinare la sessione pomeridiana della VII edizione dell’Onu dei Popoli del 5 ottobre dal titolo “Con l’Africa, costruiamo una nuova alleanza per la giustizia.
 
L’assemblea ha avuto momenti particolarmente significativi. La comunicazione di Maria Mabinty Kamara, che ha raccontato la tragedia delle violenze negli ultimi 10 anni in Sierra Leone, le mutilazioni, gli abusi, la realtà dei bambini-soldato e il lavoro del Tribunale speciale, di cui lei fa parte, per arrivare alla tregua e alla costituzione di una commissione per la riconciliazione. L’intervento sulle cause dei conflitti in Africa e sulle vie di riconciliazione, tenuta dal prof. Djibril Tamsir Niane della Guinea Konakry, che ha accusato l’eurocentrismo occidentale. “La colonizzazione è stata la negazione della storia africana, tanto che non appena avuta l’indipendenza gli stati africani si sono trovati di fronte al problema di cosa insegnare alle giovani generazioni, una volta ritrovata la libertà. Si trattava di recuperare e sistematizzare la straordinaria tradizione orale africana. E’ uno sforzo non ancora concluso e da questo, dalla consapevolezza delle nostre radici dipenderà il futuro dei nostri popoli. Ki Zerbo ha fatto un lavoro enorme, ha rimesso in circolo il tesoro più prezioso dell’Africa, la sua storia. Girando in lungo e in largo il continente, ascoltando i griot (poeti e cantori della tradizione, custodi di una sofisticata tecnica mnemonica secolare) ha ridato dignità all’intero continente. Inoltre, la storia africana ci dice che in Africa già nel 1200 esisteva una carta dei diritti umani. La ricchezza del mondo sta nella sua diversità” ha concluso Niane.
“Non vogliamo la pietà, cerchiamo collaborazione e reciprocità paritaria”: è la testimonianza del sindaco di Harare nello Zimbabwe, Elias Mudzuri, che ha raccontato la lotta condotta dal popolo dello Zimbabwe per la democrazia, i massacri, la repressione, l’indifferenza di chi è spettatore degli abusi contro i diritti umani.
L'appello accorato di Pierre Kabeza, sindacalista della Repubblica democratica del Congo, perché si intervenga urgentemente per fermare la violenza soprattutto sulle donne, da parte dei gruppi armati tuttora presenti nella Provincia del Kivu e perché si appoggi la lotta nonviolenta che gli insegnanti congolesi stanno portando avanti per ottenere dal governo condizioni di vita degne per sè stessi e per i loro alunni.
Appena poco più a Est ci sono i piccoli Ruanda e Burundi, i paesi dalle mille colline insanguinate dal genocidio del ’94. Si fa ancora fatica ad uscire da quella spirale, c’è chi ci prova osando talmente tanto da parlare di ‘buon uso delle catastrofi’. Laurien Ntenzimana, teologo laico, lavora per la pace formando persone che poi agiscono nelle comunità. Era ‘fissato’ di nonviolenza ancor prima della catastrofe ruandese, aveva inventato ‘La via della pace’, un’associazione nata per diffondere pratiche nonviolente. Il machete s’è portato via 800mila vite e i suoi impegni per la giustizia. Non la voglia di ricominciare a “leggere senza violenze un contesto violento”. Non si è dato per vinto e ora con l’Associazione ‘Modeste et Innocente” (i nomi di due suoi compagni di strada uccisi nel ’94) ha ripreso a camminare tra le sue colline per “aiutare gli esseri umani a sperimentare una vita a prova di morte”.
“Per questo la cooperazione deve fare un'inversione di rotta accompagnando ed appoggiando la società civile. La nuova legge sulla cooperazione internazionale che il Parlamento sta discutendo dovrà essere capace di favorire scambi e relazioni ed uscire da ogni forma di affarismo e di paternalismo” ha aggiunto Guido Barbera, presidente del Cipsi – coordinamento di 41 Ong e associazioni di solidarietà internazionale.
“Abbiamo fatto il nostro tempo. L’Occidente fiacco, indebolito salverà il suo futuro se riscoprirà le proprie radici”: conclude la sessione padre Alex Zanotelli, missionario comboniano, che non ha dubbi: “Torniamo a guardare l’Africa, noi veniamo da lì, è il continente – madre dell’umanità. L’inizio di qualcosa di nuovo arriverà dal Sud del mondo. L’essere sostanzialmente rimasta fuori dai circoli viziosi della globalizzazione, della falsa economia finanziaria fatta di capitali virtuali ha messo al riparo l’Africa dall’implosione economica di cui un primo segnale è stata la crisi dei mutui americani. Siamo sull’orlo del baratro, come alla vigilia della caduta dell’Impero romano. Oggi i ‘barbari’ portatori di novità sono gli africani, gli abitanti del Sud, gli uomini e le donne tagliati fuori da ogni risorsa economica. Può non starci bene, ma sono loro che possono offrirci una via d’uscita”.

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