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08.10.2007

243// Perché l’Africa non supera la povertà?

di Elisabetta Norzi

 

Lo scorso gennaio centinaia di Ong e migliaia di cittadini hanno aderito al Forum sociale mondiale di Nairobi per discutere dei problemi del pianeta. Dopo anni di lotta alla povertà, però, l’Africa è ancora un continente schiacciato dalle contraddizioni. Che cosa ci sfugge? Hanno cercato di trovare una risposta Andrea Pizzini e Patrick Kofler, nel reportage “Sentieri africani” che hanno girato durante i giorni del Forum sociale a Nairobi. Il film è in vendita in edicola dal 6 ottobre insieme a Carta oppure può essere richiesto scrivendo a diffusione@carta.org.

Kofler, di che cosa parla “Sentieri africani”?
Si tratta di un reportage girato da Andrea Pizzini e da me durante il Forum sociale mondiale di Nairobi, in città e intorno alla città. Il nostro obiettivo era quello di produrre un film che andasse oltre al Forum, una realtà un po’ chiusa in se stessa.

In che senso?
Sarebbe stato limitante girare un documentario solo sul Forum, senza approfondire, invece, e cercare di capire, qualcosa in più dell’Africa. Abbiamo quindi parlato con moltissima gente, tantissimi giovani per i quali il Forum è stato importante non tanto, o meglio non solo, per i temi trattati, quanto piuttosto per l’opportunità che hanno avuto di incontrare altre persone e confrontarsi con il resto del mondo.

Qual è l’obiettivo del reportage?
Il nostro obiettivo è stato cercare di capire per quale motivo anni e anni di cooperazione e progetti in Africa non abbiano portato ai risultati che ci si aspettava, ovvero a uno sviluppo reale del paese.

Che risposta avete trovato?
La risposta non l’abbiamo trovata noi, ce l’hanno data gli africani con cui abbiamo parlato, in particolare un economista e politologo keniano che abbiamo intervistato a lungo nel reportage: la cooperazione ha obiettivi buoni e giusti, porta politiche nuove all’Africa, ma di fatto frena lo sviluppo reale del paese. Nel momento, infatti, in cui i soldi arrivano da organizzazioni europee o italiane, si vanno a interporre tra popolazione e politici.

Qual è quindi l’effetto?
In questo modo si crea una disconnessione tra classe dirigente e società: per la gente è più importante l’organizzazione che ha costruito la scuola che i politici. Manca insomma una struttura istituzionale dentro la quale la società possa svilupparsi. Non solo: in questo modo i politici possono fare ciò che vogliono e il bene del popolo cessa di essere una priorità. Contemporaneamente, i referenti della gente, su cui fare pressioni e fare valere le proprie necessità e i propri diritti, cessano di essere i politici.

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