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27.02.2007

217// Le mille lezioni ricevute a Nairobi

di Pietro Pertici

 

Non è stato facile mantenere attivo il “registro politico” per valutare in tempo reale tutte le percezioni vissute in successione continua nelle giornate di Nairobi. L’impatto emotivo provocato fin dal primo giorno dall’incontro con gli abitanti delle baraccopoli e con i ragazzi di strada ha scandito in modo incessante la partecipazione al Forum, insinuandosi e scompigliando la pretesa razionalità politica dei numerosi seminari e convegni, che ci eravamo impegnati a seguire, naturalmente dopo aver fatto la necessaria selezione dettata dall’agenda della delegazione italiana o da quella dell’Ente Locale o del gruppo di appartenenza. Si è rischiato uno stato di latente schizofrenia. La mente ed il cuore sono stati continuamente sollecitati non più soltanto dai programmi preordinati secondo le razionali categorie sociali e politiche delle ingiustizie e della povertà, ma dalla visione diretta sul posto degli agglomerati (in)urbani di baracche di lamiere e di fango, degli scoli e delle fogne a cielo aperto che corrono ai margini delle straducole che fiancheggiano le file di baracche, delle esposizioni per terra di improbabili mercanzie costituite dai più svariati oggetti raccattati fra i rifiuti delle discariche: scatole di latta, chiodi recuperati, scarpe usate e altre cose indescrivibili. Penso a quelle catapecchie che, per un certo mondo da cui siamo decollati per atterrare al Forum Sociale Mondiale “africano”, sono inconcepibili perfino come dimora per gli animali domestici. Figuriamoci se potrebbero viverci quegli animaletti tanto carini e tanto intelligenti, prodotti dell’ingegneria genetica, lavati pettinati e profumati, “vestiti” con collari griffati, che fanno tanta compagnia accovacciati sui divani o anche sui letti nei confortevoli appartamenti delle nostre città. Ebbene proprio da quell’ambiente degradato, sfatando tutti i nostri luoghi comuni, abbiamo ricevuto la lezione più istruttiva, quando abbiamo conosciuto la dignità con cui gli abitanti di Korogocho vivono la loro misera condizione e quando, al culmine delle emozioni, è arrivato l’incontro con gli sguardi timidi, con i sorrisi luminosi ed con il contatto spontaneo delle mani di bambini vestiti con indumenti laceri e polverosi e con ciabatte infradito di plastica slabbrata e consunta. La reazione immediata non ha potuto non essere quella di umana compassione, di gesti amichevoli e sguardi benevoli, ma quella prima reazione ha ben presto ceduto al senso di impotenza e alla rabbia di fronte ad una realtà che annovera, nella sola area di Nairobi, centinaia di migliaia di quei diseredati, che Alex Zanoltelli ha definito gli abitanti dei sottofondi della storia. Il contatto diretto con quella realtà ignorata, anzi nascosta, dalla disinformazione sistemica del nord del mondo, ci ha tuttavia rivelato aspetti inattesi di ricchezza morale e dignità umana. Lo abbiamo scoperto fin dal primo giorno durante la suggestiva cerimonia religiosa nel recinto della parrocchia dei missionari Comboniani presso la baraccopoli di Korogocho, nelle visite alle famiglie all’interno delle loro baracche e negli incontri con la comunità Koinonia presso le case fatte costruire sall’altro famoso missionario comboniano, Padre Kizito Sesana, che ha ridato vita e speranza a decine di ragazzi di strada. Gli abitanti delle baracche hanno poi continuato provvidenzialmente ad imporci, con la loro presenza, la rappresentazione concreta della loro realtà  quando hanno fatto irruzione nel recinto del Forum Sociale Mondiale, rivendicando il diritto di essere presenti ad un evento che pretendeva di avere per oggetto il riscatto dei poveri di tutto il mondo, ma che stava escludendo proprio i più poveri fra i poveri per il semplice fatto che non potevano avere i soldi per pagare la quota di iscrizione. La loro presenza ci ha accompagnato anche durante le marce dalle baraccopoli al centro della città, in apertura e a conclusione del Forum. E così l’irruzione dei “miserabili” all’interno del Forum Sociale Mondiale di Nairobi ha confermato, per quanto non ce ne fosse bisogno, che ogni e qualsiasi benemerito intervento caritatevole che possiamo fare per migliorare le condizioni di singoli o di gruppi di persone a cui è capitato di venire al mondo in quelle realtà, rischia di contribuire a perpetuare le ingiustizie, a dilatare le aree di povertà e ad aumentare le schiere dei diseredati, se, contemporaneamente, non si mettono in atto azioni efficaci a tutti i livelli per modificare profondamente i rapporti di forza che caratterizzano l’economia mondiale dominata dalle multinazionali e da quei governi che ne sono espressione, anche quando si riparano dietro lo schermo della democrazia e della volontà popolare. Korogocho ci impone la necessità di verificare e approfondire il ruolo che possono svolgere gli Enti Locali e le organizzazioni della società civile dell’Europa e del nostro Paese per intervenire coerentemente con tutti i mezzi a loro disposizione. In questo senso anche la cooperazione  decentrata può svolgere un ruolo attivo sia sotto l’aspetto economico che nelle relazioni sociali e politiche, purché superi i limiti della casualità e assuma, con il contributo di tutti i soggetti in causa, un carattere programmatico di segno chiaramente alternativo a quello dei soggetti economici e politici che usano strumentalmente la cooperazione come operazione di facciata allo scopo di perpetuare lo sfruttamento e la sottomissione dei popoli ai loro interessi. Ma per affrontare questi argomenti occorrono ulteriori riflessioni e approfondimenti, nei quali deve rientrare la denuncia ferma del tentativo dell’Unione Europea di imporre ai Paesi dell’Africa sub Sahariana i famigerati Accordi di Partenariato Economico (EPA) che strangolerebbero le loro economie e metterebbero alla fame milioni di contadini africani, mentre i vari governi europei continuano a sostenere con il denaro pubblico i produttori agricoli domestici per consentire loro di mantenere prezzi concorrenziali perfino rispetto ai contadini del terzo e quarto mondo. Si tratta di politiche truffaldine contro la povertà, come ha spiegato benissimo padre Alex Zanotelli proprio nei giorni del forum con una intervista-denuncia, che è un vero e proprio grido di allarme. Quindi la domanda che si impone alla nostra riflessione è questa: Vogliamo, come movimenti ed Enti Locali italiani opporci, in tutte le sedi che ci competono, a quelle politiche dell’Europa e dell’Italia, o preferiamo far finta di niente  per poi fingere di essere solidali con i poveri ostentando interventi di cooperazione misericordiosa che finiscono per essere funzionali alle pratiche neoliberiste del nostro ingordo continente? Spero che anche di questo si possa discutere

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