NEWS

> Torna alle News


27.02.2007

216// E bene parlare anche delle divergenze

di Pietro Pertici

 

La delegazione italiana al FSM ha dovuto, anche in questa circostanza, fare i conti con la propria variegata composizione nella costante ricerca dell’azione unitaria. La stessa articolazione nelle due componenti, quella degli Enti Locali e l’altra dei Movimenti della società civile, è una caratteristica che conferisce alla delegazione italiana elementi di autorevolezza nell’ambito dei Forum tanto a livello europeo quanto a livello mondiale. Ovviamente la natura plurale e la complessità culturale, che sono senz’altro fattori positivi di integrazione e di valorizzazione delle risorse, possono talvolta, diventare motivi di divisione o di inefficacia dell’azione quando, su questioni di particolare rilievo, si verificano radicali divergenze di valutazione e, soprattutto, quando provocano la dissociazione nell’iniziativa concreta. A questo proposito basti ricordare, come episodio del recente passato, la frattura fra le componenti del movimento contro la guerra che si è consumata con le due separate manifestazioni del 18 novembre a Milano e a Roma. A Nairobi si è avuto un assaggio di quella che potrebbe essere una causa di frattura all’interno del complesso movimento italiano. Il sintomo ha riguardato la grande questione della gestione dell’acqua, vista sia sotto l’aspetto generale della responsabilità di garantire il diritto di ogni essere umano ad avere l’acqua potabile necessaria per vivere, sia con riferimento alla necessaria coerenza fra il principio generale da tutti declamato e i comportamenti dei governi, che, invece, tendono a tutti i livelli sia mondiale che locale, a sottomettere quel principio alle logiche del mercato. Si va dalle decisioni di governi nazionali irresponsabili, che giungono addirittura a vendere alle multinazionali le falde acquifere sottratte alle proprie popolazioni, fino alle scelte di amministrazioni locali che cedono ai privati la gestione dei servizi idrici delle loro comunità. Quest’ultimo aspetto è divenuto ormai un problema cruciale e di estrema attualità in Italia, dove gli Amministratori locali che operano quelle scelte affermano che il principio generale della proprietà pubblica delle acque non è messo in discussione dalla gestione privata dei servizi idrici. Questa argomentazione palesemente inconsistente, anche quando sostenuta con l’ostentazione della natura pubblica dell’azionista di riferimento delle società di gestione, è stata fortemente contestata al FSM di Nairobi, sia dai gruppi e movimenti africani, sia dalle voci più prestigiose, a livello mondiale e nazionale italiano, dei movimenti per l’acqua bene comune. Per brevità basti richiamare solo alcuni nomi fra le personalità intervenute al FSM, per dare conto della forza che sta assumendo questo tema di capitale importanza per l’umanità: Danielle Mitterand, Carmen Sousa, Alex Zanotelli, Riccardo Petrella, senza voler minimamente sottovalutare le decine di seminari condotti sull’argomento da gruppi e da organizzazioni non governative africane. In questa sede non c’è lo spazio per un adeguato approfondimento della materia. Mi limito perciò a richiamarlo come uno dei momenti di più forte discussione e di divisione interna all’insieme dei Movimenti e degli Enti Locali che compongono la delegazione italiana. Questa divisione è venuta fortemente alla luce, dopo l’intervento di Alex Zanotelli, in occasione della conferenza stampa del pomeriggio del 24 gennaio e si è poi riproposto puntualmente la sera del 25, dopo la straordinaria marcia fra le baraccopoli, quando si è tentato di fare un primo bilancio sull’esperienza del Forum. Devo rilevare che in entrambe le occasioni la discussione è stata rapidamente smorzata anche per la giusta esigenza di valorizzare gli aspetti positivi e costruttivi del lavoro svolto complessivamente dall’intera delegazione, per apprezzare doverosamente il grande sforzo profuso dal gruppo guidato da Flavio Lotti per ottenere il massimo possibile di efficacia e di visibilità delle attività realizzate al primo FSM in terra africana e per mettere a frutto gli insegnamenti che l’Africa ci ha offerto per tradurre in azioni concrete l’impegno assunto da tutti a porre d’ora in poi la dovuta e necessaria attenzione agli enormi problemi di quel continente a spese del quale si gioca ancora una volta il futuro della pace per l’Europa e per l’intero pianeta. Ho riconosco perfettamente queste esigenze, ma non vorrei che lo smorzamento della discussione in quella sede rivelasse l’intenzione di non affrontare e mettere a tacere una questione di portata generale come quella della gestione dell’acqua, su cui si registrano profonde divergenze. Ritengo invece che, le due componenti fondamentali, che contribuiscono, con tutte le loro sfaccettature, a dare vita e sostegno a quel singolare e prezioso fenomeno che è ella Tavola della Pace, debbano mantenere vivo il confronto per facilitare, nel rispetto delle reciproche autonomie, la promozione in Italia di una cultura della pace non propagandistica o di facciata, ma sostanziata da scelte coerenti su questioni come quelle della responsabilità pubblica e del controllo dei cittadini sulla gestione di un diritto inalienabile, di un bene essenziale per la vita, come quello dell’acqua. La Tavola della Pace e il Coordinamento Nazionale degli Enti Locali  per la pace hanno fatto negli anni passati una grande e meritevole opera culturale sull’argomento, ma ora siamo ad un passaggio cruciale che va dalla cultura generale alla coerenza nella pratica, come dimostra il fatto che anche a livello governativo si è ritenuto di dover estrarre la gestione dell’acqua dal pacchetto dei servizi che molti vogliono privatizzare ad ogni costo. Perciò concludo dicendo che è sempre più utile discutere e approfondire, piuttosto che tacere, allo scopo di ricercare insieme le giuste vie per affrontare problemi che hanno sempre a che vedere con la giustizia e con la pace.

> Scrivi un Commento
Letto 2796 volte