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14.02.2007

213// Il pił importante spazio per lo sviluppo di un pensiero alternativo

di Gianni Tarquini, SELVAS e Terremadri

 

Volendo fare un bilancio, a mente fredda, di ciò che ha rappresentato il Forum Sociale Mondiale di Nairobi, al di là delle emozioni e delle indignazioni provate nell’intensa settimana africana, resta il rilievo da dare alle idee messe in campo nelle 1.200 attività promosse dentro e fuori lo stadio di Nairobi. Il Forum avrà sicuramente i suoi problemi, i suoi acciacchi, come è stato sottolineato, ma è vivo e la sua colonna vertebrale è costituita dai movimenti, le reti, le campagne che sviluppano, confrontandolo con la concretezza delle attività quotidiane, un pensiero alternativo a quanto fino ad oggi è stato costruito negli spazi egemoni del nostro pianeta.

Il nuovo di quest’anno è stato il punto di partenza di questo sguardo ‘critico’ al mondo? l’Africa. L’Africa delle donne contadine e madri ma ora anche politiche, delle periferie poverissime ma combattive, della piaga dell’AIDS che non ferma la gioia e la vitalità della sua gente, della resistenza agli assalti delle multinazionali e dei nuovi stati rampanti, del mai dimenticato orgoglio  per i grandi pensatori dell’indipendenza anticolonialista.
Abbiamo visto e sentito della fragilità di questo continente; in alcuni momenti ci è sembrato impossibile pensare a un cambiamento possibile in una terra così martoriata e aggredita. Ma se ci scrolliamo di dosso i numeri e i dati, che il modello ‘della crescita continua e del consumo’ ci impone, possiamo ricordare le tante battaglie vinte dalla gente di questo continente? la decolonizzazione, l’abolizione dell’apartheid, la libertà di importazione e produzione dei farmaci contro l’AIDS, magari ricordiamo anche i testi degli intellettuali, tra i quali citiamo Joseph Ki-Zerbo perché scomparso da pochissimo.
Ci restano i dubbi e le contraddizioni, tra la povertà estrema e la vitalità e la forza per lottare. Di negativo dobbiamo valutare la commercializzazione che si è venuta  a creare intorno alla manifestazione, con evidenti accaparramenti da parte dei gruppi più forti e l’ingenuità di noi occidentali; lo scarso impegno per una partecipazione popolare reale; l’eccessiva tutela poliziesca.
In cambio abbiamo avuto la conferma che questo spazio di convergenza ha ancora idee da proporre al pianeta e la certezza che il futuro si gioca mettendo in pratica lo sviluppo di queste ultime attraverso la capacità di trasformarle in politiche viabili e utili alla gente.
Così, tra i tanti seminari e incontri, oltre alle denunce per gli assalti all’ambiente e alle risorse energetiche e idriche, dobbiamo dare rilievo al lancio della campagna per la Riforma agraria in Africa, da parte di Via Campesina, che tocca il problema dell’accaparramento delle terre e della presenza, nelle zone rurali, del 75 per cento dei poveri del pianeta. Sul Debito estero, che continua a strangolare i paesi più poveri, è stata elaborata una sua connessione con le domande di riparazione per danni (storici, ambientali, sociali)  causati dallo stesso debito, per dimostrare che, piuttosto che pagarlo, bisognerebbe chiedere un’indennità. E’ stato rafforzato il movimento che propone una relazione rafforzata sud-sud, per gli interscambi, culturali e commerciali, e per il rifiuto delle proposte finanziarie di aggiustamento strutturale, dando un importante rilievo agli esempi che vengono dai movimenti e dagli stati latinoamericani che si stanno incamminando verso un nuovo modello capace di riconsegnare dignità alla sovranità nazionale. Rispetto alla Sicurezza alimentare e al diritto di accesso al cibo c’è stato un massiccio rifiuto degli EPAs – Economic Partnership Agreements –  (accordi di cooperazione economica che l’Unione europea sta negoziando con i paesi ACP – Africa, Carabi e Pacifico-) che limiterebbero entrambi nei paesi meno forti commercialmente e contro i quali ci sarà una mobilitazione internazionale il 19 aprile. L’Assemblea sul lavoro e la globalizzazione ha lanciato la proposta di creare una rete internazionale permanente tra sindacati, centri di ricerca e università, movimenti sociali, per contrarrestare lo svilimento degli aspetti culturali e dei diritti del lavoro in quest’era della globalizzazione.
L’Italia, bisogna riconoscerlo, nonostante la folta e variegata delegazione, non è stata presente con protagonismo nei dibattiti che toccavano le tematiche di portata globale. Un po’ ripiegati su noi stessi, forse non consapevoli della forza che potremmo avere e dell’esempio che potremmo dare con politiche nuove messe in pratica nel nord industrializzato e ricco, in fondo coscienti, alcuni, che dall’Africa, dall’America latina, dai poveri, oggi è più giusto imparare, guardarli rispettosi come, con la forza della loro gente, provano a tirarsi fuori da secoli di ingiustizie perpetrate da noi e dai nostri cugini ricchi.

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