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30.01.2007

194// Il Wsf: esserci fondamentale.

di Maurizio Musolino, La Rinascita della Sinistra

 

NAIROBI 26 gennaio 2007 - I Social forum sono strane creature, nati nella metà degli anni Novanta in Brasile, a Porto Alegre, come luogo di approfondimento sui temi della globalizzazione, in contrapposizione ai vari vertici di Davos o dei G, si sono di anno in anno sviluppati ramificandosi in tutto il mondo e diventando sempre di più una grande kermesse, contenitore di gente, culture, idee e prodotti. In questo modo si è perso il lato dell'approfondimento in favore del “mescolamento”, pratica rara pur in anni caratterizzati da una altissima mobilità, spesso sottovalutata. Una premessa, questa, indispensabile per capire l'esperienza di Nairobi, dove quest'anno si è svolto il 7? Social forum mondiale. L'elemento che fa dire: esserci è fondamentale.
L'appuntamento africano arriva a due anni dall'ultimo Forum a Porto Alegre, l'anno scorso gli organizzatori avevano deciso di sdoppiare l'incontro prevedendone uno in Pakistan, uno in Venezuela, ma soprattutto arriva dopo il Forum sociale europeo di Atene che probabilmente ha segnato il punto più basso di questa esperienza. Dopo la Grecia le voci di una crisi irreversibile di questa formula giravano a decine. Il Wsf (acronimo d World social forum) si avviava a spegnersi, fra le polemiche e le divisioni delle forze progressiste europee incapaci di superare i particolarismi e gli interessi di bottega in favore di una visione più ampia del tema globalizzazione.
Nairobi in questo senso è stato una iniezione di vitalità, come lo era stato tre anni fa Mombay in India. La forza di queste esperienze, infatti, sta proprio nel protagonismo di popoli, uomini e donne,  normalmente esclusi dalla società: in India i dalit, i senza casta, in Kenya gli abitanti degli slums, i poverissimi delle favelas che a milioni abitano la periferia di Nairobi. Ce ne siamo accorti fin dal primo giorno, quando abbiamo partecipato alla marcia di apertura che da uno slum ha portato migliaia di persone ad Uhuru Park proprio nel centro della città. In quella occasione si sono “mischiate” genti diverse, che poco o nulla avevano in comune, ma che riuscivano a trovare proprio  in quella marcia le ragioni del loro stare insieme. Un po' poco per alcuni, straordinario per altri. E per capire il perché di quella straordinarietà abbiamo dovuto aspettare il giorno seguente, quando la delegazione italiana, presenta numerosissima a Nairobi con oltre 500 persone, si è recata nella baraccopoli di Korogocho, la favelas dove per molti anni ha vissuto e lavorato padre Alex Zanotelli. L'ingresso a Korogocho è stato uno schiaffo, davanti ai nostri occhi si è parato un mondo a noi estraneo fatto di povertà estrema, di vite perennemente in bilico, di degrado e dignità, di crudezza e di dolore. Fra quelle persone c'erano volti dolcissimi che ci sorridevano, ma anche sguardi pieni di odio e rancore. Noi abbiamo distribuito un pacco di Rinascita tradotto in inglese, portato dall'Italia, ci ha stupito l'interesse che il nostro giornale suscitava fra quella gente. Una sete di sapere, di conoscere. Una sorpresa. Fra i vicoli di Korogocho l'Aids colpisce oltre il 30% della popolazione, una intera generazione di bambini vive la giovinezza sniffando bottiglie di plastica ripiene di colla, la droga dei poveri. Un euro può cambiare la giornata, assicurando il pranzo ad una intera famiglia.
Queste persone hanno saputo tardi che nella loro città si sarebbe svolto il Forum. La debole società civile africana non è riuscita a coinvolgerli nella preparazione. E quando lo hanno saputo hanno appreso che proprio un appuntamento che doveva parlare di loro li escludeva. Il prezzo del biglietto di ingresso infatti era un ostacolo insormontabile per loro. Da qui proteste e un braccio di ferro che ha accompagnato tutti i giorni dell'appuntamento di Nairobi. Un confronto dialettico fatto di incontri estenuanti per ridurre i costo d'entrata, di manifestazioni davanti ai cancelli, di proteste contro gli organizzatori internazionali. Ma a sorprendere non è stato tutto questo. Sorprendeva che gente ai bordi della vita voleva entrare in quell'anello dove si svolgeva il Forum. Una cosa straordinaria avveniva: queste persone avvertivano il Forum come un luogo di cui appropriarsi. Una cosa assolutamente non scontata. E tanti di loro alla fine sono stati dentro il Forum, mescolandosi con italiani africani asiatici e latinoamericani. Di fronte a questa invasione i dibattiti e gli incontri sono passati come elementi di secondo piano, anche perché molti sono risultati ripetitivi e autoreferenziali.. Molti hanno proposto temi coinvolgenti altri meno. Ma poco importa. Come poco importante è stata la disorganizzazione che di tanto in tanto traspariva. Alla fine comunque anche gli incontri hanno fatto la loro parte, mescolando esperienze diverse e mettendo in rete movimenti e Paesi che difficilmente riuscivano a parlarsi. Vedere keniani discutere e confrontarsi con ugandesi e somali, o ivoriani parlare con nigeriani e tanzaniani poteva sembrare normale ma in un continente dove vecchi e nuovi colonialismi provocano una miriade di conflitti feroci e e sanguinari non lo era affatto.
Tutto questo non poteva che avere ricadute anche sugli organizzatori, tanto che il comitato internazionale ha dovuto cedere parte del suo controllo assoluto sul Forum introducendo la novità dell'assemblea generale dove sono state portate tutte le proposte uscite dagli incontri. Campagne contro i conflitti, l'acqua, le migrazioni e i diritti sono stati i temi più discussi. Unico limite, forse prevedibile, un'eccessiva attenzione all'Africa, svuotando l'appuntamento del suo carattere mondiale. Chiusa l'esperienza di Nairobi ci si tuffa subito sul futuro. Quando e dove fare il prossimo Forum. Quasi tutti concordano nel farne un appuntamento biennale. Diverse posizioni, invece, sul dove farlo. Chi chiede l'Europa, unico continente dove non si è ancora fatto, pur sapendo dei problemi. Chi un ritorno in America Latina, magari in Messico. Chi un volo fino alla lontana Cina. Chi, infine, una conferma proprio in Africa. A decidere sarà ai primi di giugno la riunione del coordinamento internazionale che si terrà a Berlino.

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