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30.01.2007

160// Idee_Che fare da domani in poi? Il Forum tira le somme.

di Riccardo Della Sbarba, Presidente del Consiglio provinciale di Bolzano

 

Nairobi 24 gennaio 2007 - Che cosa si può fare? Oggi è il giorno delle proposte. Da Korogocho ci si sposta all’enorme complesso sportivo internazionale di Kasarani, sede principale del Forum. Cancellate, controlli all’ingresso, si entra solo col cartellino di iscrizione che costa 80 euro per gli europei e 500 scellini keniani (7 euro circa) per i poveri degli slums, per i quali però 500 scellini sono la paga di una settimana. Che i poveri debbano pagare per entrare fa gridare di rabbia i missionari delle bidonville. Centinaia di baraccati si accalcano di prima mattina ai cancelli finché questi, pass o non pass, cedono.
Dunque, che cosa si può fare? Innanzitutto informare. Far cambiare alla gente dei paesi ricchi il modo di percepire l’Africa, buco nero dell’informazione. La Rai ha aperto solo nel settembre scorso un ufficio di corrispondenza a Nairobi, per l’intero continente, con un solo inviato. Nell’anno 2006, secondo l’osservatorio di Pavia, nei 7 maggiori Tg pubblici e privati si è parlato di Africa per soli 19 minuti, mentre il gossip sugli amori dei calciatori ha avuto 11 ore.
Dunque il primo impegno è dare voce all’Africa. E’ quello che nel nostro piccolo tenteremo di fare noi di Bolzano col film che la Helios di Bressanone sta girando nei giorni del Forum, soprattutto fuori dal Forum: ore e ore di immagini, interviste, storie, per raccontare un’altra Africa e un altro modo, non paternalistico, di aiutare l’Africa.
Il secondo impegno è quello di aumentare gli investimenti dei governi nella solidarietà internazionale, seguendo la richiesta dell’Onu di devolvere a questo fine almeno lo 0.7% del prodotto interno lordo degli stati ricchi. Siamo tutti ben lontani da questa meta. Dalla delegazione italiana arriva un ultimatum al governo: la finanziaria del 2007 dovrà contenere queste cifre. L’ultimatum ha una data precisa: il 7 ottobre, giorno di presentazione della legge. Il giorno dopo, l’8 ottobre, si terrà la marcia Perugia-Assisi: chi parteciperà giudicherà l’operato dei politici e non sarà indulgente.
Alex Zanotelli dà voce alla sua delusione verso un governo che pure considera amico: ma l’aumento delle spese militari e il via libera all’ampliamento della base americana di Vicenza non glielo perdona. Come non riesce a perdonare quei comuni che privatizzano l’acqua, bene comune da lasciare in mano pubblica e accessibile a tutti, ovunque nel mondo. E questo è il terzo impegno.
Il quarto è un intervento urgente dell’Europa per la pace in Medio Oriente. Il quinto, una riforma dell’Onu, che lo riscatti dall’impotenza, e la costituzione di corpi civili di pace che possano intervenire nei conflitti.
Ma l’impegno più importante me lo annuncia Chico Whitaker, il brasiliano membro del segretariato internazionale del World Social Forum, con cui riesco a parlare al margine del seminario sulle “living alternatives”. Il prossimo Forum si terrà di nuovo in Africa, in un’altra grande metropoli di questo che è l’ultimo dei continenti del pianeta. Era corsa voce che il Forum si spostasse in Europa. “A che scopo?” mi sorride Whitaker. Tiro un respiro di sollievo.
Dunque siamo ad una nuova fase. C’è stata la prima, quella sudamericana, nata sull’onda del governo Lula in Brasile. Adesso siamo alla fase africana. Perché il Forum serve innanzitutto alla società civile del continente in cui si tiene per riconoscersi e prendere coraggio e forza. Oggi è l’Africa il luogo che più ha bisogno di questa semina. Il luogo più sfruttato e disperato, dov’è innescata quella che padre Alex chiama la bomba atomica della collera dei poveri. Che prima o poi – se non facciamo qualcosa – esploderà.

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