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20.12.2006

22// L'Africa Ŕ la culla dell'umanitÓ

di Enzo Nucci per Articolo 21

 

"L'Africa è la culla dell'umanità. Nessuno lo contesta ma molti lo dimenticano. Sono sicuro che se Adamo ed Eva fossero nati in Texas, se ne sentirebbe parlare ogni giorno alla Cnn".

Questa arguta ed amara riflessione e' di Joseph Ki-Zerbo, uno dei piu' insigni storici del continente nero che ha saputo reinterpretare la storia mondiale a partire da una prospettiva africana. 
Ki -Zerbo tocca anche un altro problema : il silenzio che c'e' intorno all'Africa e la neccessita' di trasformare le molte "urla dal silenzio" che si levano quotidianamente in un unico coro.

Purtroppo la cronaca ci da drammaticamente ragione. Ben sei delle dieci crisi piu' dimenticate del mondo (secondo una classifica stilata da Medici Senza Frontiere sulla base dell'osservazione dello spazio dedicato dai media italiani) hanno come palcoscenico l'Africa. Basta scorrere poi le ultime notizie di questi giorni per capire la necessità di illuminare L'Africa. Domenica 30 civili che facevano parte di una colonna che portava aiuti alla popolazione sono stati massacrati in Darfur: una sconcia guera civile che la comunita' internazionale non riesce a fermare. In tre anni si sono gia' registrati 200 mila morti e almeno 2 milioni e mezzo di sfollati. A condurre le carneficine contro la popolazione inerme sono i cosiddetti "diavoli a cavallo", milizie sostenute dl governo di Khartoum che continua a negare l'olocausto, affermando che si tratta di una invenzione dell'occidente. Il tutto avviene sotto lo sguardo complice ed inerme di 7 mila uomini di una missione dell'Unione Africana.

L'onu dal canto suo non riesce a far applicare una risoluzione che prevede il dispiegamento di 22 500 caschi blu : khartoum infatti si oppone a quello che definisce un tentativo di "occidentalizzazione" del paese. E così si continua a morire. 
Non dimentichiamo poi la Nigeria, dove nell'area del delta del fiume Niger si sta consumando un'altra tragedia: il depauperamento delle popolazioni locali e l'inquinamento del territorio che ha provocato la nascita di movimenti armati. A pagare lo scotto di questa situazione sono in queste ore tre nostri connazionali (dipendenti dell'agip) rapiti nei giorni scorsi.

Qui le multinazionali del petrolio lavorano a pieno ritmo. i ribelli chiedono una migliore redistribuzione delle ricchezze derivanti dall'estrazione del petrolio a favore delle poverissime popolazioni locali ed una politica di salvaguardia del territorio, corroso dall'inquinamento. una situazione politico - militare molto vischiosa dove si sono inseriti anche bande di criminali comuni al servizio di politici che hanno l'interesse a tenere alta la tensione in vista delle elezioni politiche. 
E come dimenticare poi la Somalia, oggi governata dalle corti islamiche che rischia di implodere per lo scontro interno tra falchi e colombe per dar vita ad una guerra che potrebbe espanderi all'intero Corno d'Africa, trasformandosi in un   terreno di scontro tra Etiopia ed Eritrea, gli eterni nemici. 


Ma al di là delle guerre, non scordiamoci che se oggi usiamo telefoni cellulari e computer lo facciamo proprio grazie all'africa che ci fornisce coltan e silicio in abbondanza per alimentare le batterie. Ecco perche' dare voce all'Africa, senza complessi di colpa da parte dell'occidente che certo non ha mai fornito grandi esempi. "Molto e' dato a pochi e poco e' dato a tutti. L'ingiustizia si e' divisa il mondo e niente è distribuito con equità, tranne il dolore" scriveva Oscar Wilde. Ecco proviamo almeno a ricordarcelo questo ammonimento.

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