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30.01.2007

143// Idee_Un medico italiano cerca di estirpare l’Aids dalle baraccopoli del Kenya.

di Riccardo Della Sbarba, Presidente del Consiglio provinciale di Bolzano

 

NAIROBI 22 GENNAIO 2007 - E poi in Africa, capitano anche i miracoli. Come quello che sta compiendo un medico italiano, il dottor Gianfranco Morino, piemontese d’origine, qui da 20 anni, che domani, festeggiato dall’intero Forum Sociale Mondiale, poserà la prima pietra di un nuovo ospedale che curerà gratuitamente le donne e i bambini delle baraccopoli. Consentirà loro una nascita decente, sottratta al flagello dell’Aids.
Lo scopo che si è prefisso, mi spiega il dottor Morino, è molto semplice: curare la malattia curando la sua causa, cioè la povertà. A Nairobi ci sono ottimi ospedali, – racconta il dottore sottovoce – ma ci si entra solo con la carta di credito. I poveri restano fuori e muoiono.
La metà dei quasi 4 milioni e mezzo di abitanti della capitale del Kenya non si rivolge mai ad un ospedale, semplicemente perché non può permetterselo. E un altro quarto vi si rivolge, ma per farlo la famiglia si indebita e va in rovina. Solo un ultimo quarto se la cava, quello di chi ha la carta di credito. Eppure gli ottimi ospedali non mancherebbero: 2 dei 4 figli di Gianfranco Morino sono nati in Kenya felici e contenti. Il fatto è che la sanità qui non è ancora un diritto, ma un bene che si compra e si vende. E chi non ha soldi per comprare la salute muore cento volte più degli altri. Specialmente i bambini.
In Kenya la mortalità infantile è di  60 su mille (in Finlandia di 1 su mille), ma nelle baraccopoli è di 150 su mille. Nairobi è piena di piccoli storpi e disabili che lo sono diventati a causa di una cattiva nascita. Il 70% delle partorienti dei ghetti di periferia è ragazza madre e mette al mondo i propri figli da sola e a stento. Spesso trasmette loro l’Aids, un’epidemia che potrebbe benissimo essere evitata con una buona prevenzione prenatale. Il governo va fiero che “solo” il 7% dei decessi nel suo paese è dovuto all’infezione da Hiv, in un’Africa devastata dalla malattia. Quello che non dice, il governo, è che anche l’Aids è diversamente distribuito: un quarto delle donne delle baraccopoli ne è affetto.
Dunque il dottor Gianfranco Morino si è rimboccato le maniche. Con i volontari dell’associazione “World Friends” ha dato vita al primo esperimento di collaborazione tra organizzazioni non governative, mondo cattolico (l’arcidiocesi ha messo i terreni) e ospedale pubblico (quello dove il bravo medico lavora), ha raccolto fondi in Kenya e nel mondo (generoso, per l’Italia, il Trentino) e tra poco ai bordi delle baraccopoli al nord est della città, quasi un milione di abitanti stipati in 8 chilometri quadrati, con Korogocho piantata in mezzo, sorgerà il centro sanitario “Neema-Watoto Wetu”, rivolto soprattutto a bambini e giovani donne, con reparti di maternità e pediatria, la vocazione della lotta all’Aids e una particolarità: i poveri potranno accedervi gratuitamente.
Una rete di operatori degli slums, collegata al centro sanitario, farà prevenzione e metterà chi ne ha bisogno nelle mani sicure dei medici, senza bisogno di presentare un conto in banca.

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