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30.01.2007

96// Idee_Una marcia per la Pace apre il Forum. Protagonista l’Africa e, nell’Africa, le donne.

di Riccardo Della Sbarba, Presidente del Consiglio provinciale di Bolzano

 

NAIROBI 20 GENNAIO 2007 - E’ partita da Kibera, la baraccopoli più grande di Nairobi con 800.000 abitanti, la marcia della Pace che ha aperto il 7° Forum Sociale mondiale. Trentamila persone hanno sfilato per tre ore nel centro della capitale del Kenya, dallo slum di Kibera fino al parco Uhuru (“indipendenza”) e una cosa subito salta agli occhi: è il forum dell’Africa e degli africani, è il Forum dove le migliaia di organizzazioni di base, della società civile africana che finalmente esce allo scoperto, parla, si riconosce e si offre alla coscienza del mondo, venuto qui con centinaia di delegazioni dall’Europa (la delegazione italiana è la più numerosa, e in mezzo noi di Bolzano, mentre il team della Helios di Bressanone percorre il corteo e documenta con la telecamera l’avvenimento), dall’America (visibile il Brasile del presidente Lula) e dall’Asia (Indiani, soprattutto).
Il Forum dell’Africa e, nell’Africa, il forum delle donne: sono le donne, infatti, che in un continente preda di dittature e guerre si caricano del compito di ricostruire i legami sociali, tessere le reti di solidarietà, curare i feriti, procurare l’acqua – bene rarissimo – necessaria alla famiglia, ad alimentare e proteggere i bambini vittime della prepotenza dei signori della guerra (maschi). Dunque le protagoniste del corteo sono loro, migliaia di donne fiere, consapevoli, energiche, risolute: le centinaia di donne che invitano a lottare contro l’Aids che ha devastato il continente e pretendono medicine e cure gratuite. Le donne contadine che invitano a non contaminare l’agricoltura africana con le manipolazioni genetiche e le monoculture imposte dall’Occidente. Le donne che invocano il diritto di ogni essere umano all’acqua, bene comune e dunque da non usare come merce, come fanno i governi che privatizzano e svendono le fonti e gli acquedotti alle multinazionali europee e americane. Le donne ecologiste in lotta contro la plastica (“usiamo la stuoia e il vimini per fare la spesa”) o per la difesa dell’agricoltura tradizionale. Le donne che proclamano il proprio diritto alla libertà, rifiutano di essere proprietà dei maschi e lottano contro le mutilazione sessuale e ogni discriminazione, anche degli/delle omosessuali. Le “Women for peace”, le donne per la pace, un’organizzazione internazionale presente in tutta l’Africa per fermare la violenza e cercare una soluzione non violenta dei conflitti.
L’enorme corteo è confluito nel bellissimo Uhuru Park, intitolato all’indipendenza del paese, che per un giorno è diventato il luogo dell’indipendenza della società civile dell’intero Continente Africano. Sotto il grande palco, come a un’olimpiade della pace e della giustizia, sono sfilate tutte le “squadre” dell’Africa che lotta per il proprio riscatto, tutte hanno mostrato i propri cartelli e i propri colori e tutte hanno ricevuto la loro ovazione. Dal palco, come una litania, ogni discorso si concludeva con la parola d’ordine: “An other world is possible”. Un altro mondo, un’altra Africa, è possibile.
Poi un travolgente rap swahili ha cullato i trentamila in un ballo corale e liberatorio durato fino al tramonto.

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