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25.01.2007

172// Una maratona chiude il Forum: nato uno spirito civico mondiale

di Giampaolo Cadalanu, La Repubblica

 

NAIROBI - Dalle baracche di Korogocho ai giardini di Uhuru Park: sarà una maratona a chiudere il Forum sociale mondiale, dopo quattro giorni di lavori. Il passaggio simbolico è palese: non c'è differenza fra gli esseri umani. Che siano i diseredati della terra, stipati nella baraccopoli, con un dollaro al giorno per sopravvivere, o che siano gli impiegati del governo, i rappresentanti delle multinazionali, i delegati delle agenzie Onu, che vivono nell'aria condizionata in palazzi di vetro-cemento.

E' quasi una vittoria personale di Alex Zanotelli, il missionario italiano che aveva scelto di vivere a Korogocho e che cinque anni fa aveva voluto una corsa come questa per fermare gli speculatori. Volevano abbattere le baracche, cacciare gli abitanti e costruire palazzine. Per ora non ci sono riusciti.

Ma il Social Forum non è solo nei contrasti di Nairobi e nella miseria struggente degli slum. E' una festa stradale, caotica e sudata, una fiera dell'entusiasmo, a volte infantile, più spesso ammirevole. E' uno spazio per l'anarchia, con i venditori di elefantini di legno e i manifestanti di ogni tendenza pronti a cercare attenzione, non foss'altro per segnalare a tutti che anche "un altro Swaziland è possibile", o chiedere "giù le mani dalla Somalia!". E' assieme il paradiso dei borsaioli e il laboratorio faticoso di chi si rimbocca le maniche, mette da parte il folklore e cerca di costruire uno spirito civico mondiale.

Dice Flavio Lotti, della Tavola della Pace: "Siamo qui anche per stimolare la crescita della società civile in Paesi dove è più difficile". In altre parole, la mobilitazione del "movimento" internazionale serve a coprire le spalle alle organizzazioni ancora deboli, soprattutto nei Paesi dove la repressione di ogni dissenso è la regola.

Il Forum è un corpo vivo, aperto, pacifico, anarchico e disorganizzato fino alla paranoia, al punto da rendere difficile la comprensione e quasi impossibile la comunicazione. E se su questo spirito si innesta la saggezza africana, si finisce per accettare anche le botte fra delegati Saharawi e marocchini, o la contestazione di chi - forse non a torto - lamentava l'eccessivo costo della registrazione ai lavori.

Quattro giorni di confronti, 1200 seminari su tutti i temi immaginabili dell'impegno civile, appelli, denunce, oltre centomila fra delegati e visitatori. Risultati? Per chi vuole riscontri concreti, forse può bastare il primo forte allarme contro gli Epa, gli Economic Partnership Agreements. Sono accordi di libero commercio che l'Europa di fatto sta per imporre ai paesi Africani-Caraibici e del Pacifico, e che rischiano di mettere in ginocchio le economie più deboli. Accordi che, dice Salil Shetty, direttore della Campagna Onu per gli obiettivi del millennio, "sicuramente allontanano ancora il raggiungimento della meta prefissa, il dimezzamento della fame entro il 2015". E che, suggerisce Mario Raffaelli, inviato italiano per la Somalia, peggiorando le condizioni economiche di molti paesi africani sono una nuova minaccia per la sicurezza dell'Occidente. "Sono la faccia attuale del colonialismo", dice Vittorio Agnoletto, che nell'Europarlamento si occupa di Diritti Umani e di Commercio internazionale: "Accordi che fissano una falsa parità fra Davide e Golia, dove Golia nemmeno rispetta le regole".

Per chi crede nel Forum, il risultato è stato eccellente: la prova che anche l'Africa poteva ospitare e gestire una manifestazione e addirittura diventarne la parte più attiva, protagonista per la prima volta non solo nei problemi, ma anche nelle proposte di soluzione. Ma anche per chi guarda con occhio critico, dietro al folklore e agli eccessi dell'ideologia c'è un obiettivo raggiunto, valido per tutti: la celebrazione del confronto delle idee.

(25 gennaio 2007) 

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