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25.01.2007

169// La maratona chiude il Wsf 2007. Festa a Nairobi

di Mauro Sarti, Corrispondente di Redattore Sociale

 

NAIROBI – Una maratona da Korogocho fino al centro di Nairobi. Quindici chilometri a passo d’uomo in mezzo in mezzo alle baraccopoli della città. Finisce così il World Social Forum di Nairobi, con una grande festa a Uhuru Park, musica raggae, canti, balli.  Finisce un po’ com’era cominciato, un grande happening illuminato questa volta dalle magliette bianche volute dal Wsf per questa marcia che ha tagliato a metà  la città che per cinque giorni ha ospitato il Forum delle associazioni del mondo.
Alle 8 di mattina sono già in migliaia a fare la fila accanto alla chiesa Saint John nel centro della baraccapoli di Korogocho.Quella di Alex Zanotelli, che è rimasto a Nairobi fino al 2002, e oggi di padre Daniele Moschetti, l’anima della maratona di oggi, lo starter della marcia per la pace che chiude il Wsf.
Poche centinaia di metri prima, in mezzo a capanne di metallo, sporcizia, piccoli negozi improvvisati tra lamiere e pneumatici, c’è una scuola intitolata proprio a Daniele Comboni, il sacerdote che ha dato il nome alla congregazione dei missionari per l’Africa. Alle 9 la fila ordinata e vociante, in mezzo alla polvere e sotto il sole che alla mattina è già alto, è un fiume bollente.
Vanno a ruba le magliette per la maratona di Korogocho, un piccolo tesoro per tanti bambini che hanno a malapena da mangiare per arrivare a sera. La festa comincia subito, per contendersi il primo trofeo, quella maglietta bianca con su scritto “Marathons trough slums, for basic rights”: diritti fondamentali, Quelli che qui a Korogocho sono calpestati tutti i giorni. E cosi negli altri duecento slums grandi e piccoli che ci sono a Nairobi: Kibera (800.000 persone);  Mathare Valley  (350.000), Korogocho (120.000); Mukuru Kwajenga (150.000). E Soweto, con “solo” cinquemila abitanti  e dove lavorano i volontari della Comunità Papa Giovanni XXIII di Rimini.

Formicai disumani, una vera e propria emergenza umanitaria. Slum dove la densità della popolazione arriva in certe zone anche a 80.000 persone per metro quadrato. Alle 10 arriva Paul Telgat, maratoneta mondiale, un’autorità a Nairobi, un mito per i ragazzini del posto. Non ha le scarpe da corsa, la sua é solo una presenza come testimonianza. “Sono qui per dare un segnale ai miei fratelli degli slums – dice circondato dalle telecamere occidentali - . Sono qui per lasciare un segnale di speranza, come ce l’ho fatta io, ce la possono fare anche loro”.
E loro, i suoi fans, lo applaudono felici: alcuni in preda ai fumi della colla o masticando kat, un vegetale amfetaminico molto diffuso in Kenya, per stordirsi. Altri già pronti nelle prime file per dare il loro contributo alla maratona della pace. Poco dopo le 10 Daniele Moschetti sale su tavolino prorpio nel mezzo del  piazzale  della chiesa. “Via”, partenza, si chiude un forum difficile e contrastato. Un forum dove tanti bianchi parlavano italiano. Cooperatori e associazioni. Sindacalisti e volontari. Assieme a tanti amministratori di enti locali, associazioni ambientaliste, ong  e tanti altri. Non è ancora tempo di  conclusioni. A mezzogiorno la festa si trasferisce a Uhuru Park. Stasera si riunisce all’Hilton la delegazione italiana. Ormai è quasi certo, e lo dicono in tanti: il Wsf 2009 sarà ancora in Africa.

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