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25.01.2007

168// Dominique, l'allenatore a piedi nudi

di Mauro Sarti, Corrispondente di Redattore Sociale

 

NAIROBI – Dominique si fa chiamare “the trainer”, l’allenatore. Ha una squadra giovane e motivata. Sempre puntuale agli allenamenti, niente grilli per la testa. Pochi soldi, pochi lussi. Una squadra tutto slum e campetto. 
La nazionale di Mathare gioca senza scarpe, e non indossa la maglia ufficiale. Usa palloni di pezza e non ha gli spogliatoi dove cambiarsi: il suo pubblico sono i trecentomila che vivono ammassati nella grande vallata di baracche che scende verso Nairobi. “Ho deciso di restare ad abitare qui – racconta Dominique, 33 anni, smilzo e gentile – anche se con qualche soldo in più riuscirei a trovarmi una casa più dignitosa vicino alla città.
Qui vive la mia gente, la mia famiglia, e non ce la faccio ad andare troppo lontano. Qui c’è la sede della mia asociazione, qui ci sono i bambini che devo allenare. Ci sono la scuola e la chiesa”. Si chiama “Why not” l’associazione di Dominque e ha sede in una baracca minuscola e buia in fondo allo slum. Qui la televisone è sempre accesa su “Visions of America”, la maestra fa lezione mentre allatta il suo ultimo figlio. In questa baracca nascono piccolo progetti d’educazione di strada e viene  coordinata la raccolta dei rifiuti che una volta alla settimana vengono fatti portare via dagli addetto del comune di Nairobi.
Appena fuori aspetta George. Voleva fare il calciatore ma non c’è riuscito. E’ senza lavoro. Vive in una baracca, odia il governo kenyota e in italiano sa dire “cannavaro”. Suo padre è morto dieci anni fa. La mamma tre anni dopo. Ha due fratelli più piccoli e suoi compagni, dai bordi del campo di sabbia, lo guardano storto. Mastica kat, e le sue parole non escono chiare. Parla un po’, poi si ferma. Si gira. Torna indietro “Volevo fare il calciatore. Ero bravo. Correvo più forte di tutti”. Si ferma di nuovo. Va via. “Goal”: un tiro secco contro la parete di metallo di una baracca. Una “fucilata” direbbero in televisione. Sì, una fucilata davvero questo slum di Mathare. Allo stomaco.
La nazionale ha appena indossato le magliette della squadra del Rimini, una “partnership” italiana messa in campo con il lavoro dell’associazione italo-keniota Karibù Africa, a cui si affianca la “Why not” di Dominique, e Radio Deejay. Partitella di allenamento. Dominique lascia la panchina e scende in campo. “Goal”. Un’altra fucilata a piedi nudi.

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