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24.01.2007

159// Cara Min. Bonino, ti scrivo da Nairobi

di Alberto Zoratti, Fair/Tradewatch

 


Nairobi, 24 gen - «Noi del Tradewatch, Osservatorio sul commercio internazionale che 'segue affettuosamente' i negoziati Wto con la lente di un lavoro faticoso e quotidiano per un'economia di giustizia, eravamo stupiti dal suo silenzio, onorevole ministro Bonino. Dall'imperterrita ostinazione nel non incontrare le reti delle organizzazioni non governative, i movimenti sociali, tutte quelle realtà che portano non come verbo incontrovertibile ma come riflessione e proposta concreta un nuovo modello di sviluppo e, in questo, un altro modello di commercio. Oggi, finalmente, abbiamo letto il suo intervento sulle pagine del Manifesto. Una risposta chiara, sobria, argomentata, su un argomento tanto impegnativo quanto delicato per i destini di un intero continente, gli Accordi di partenariato economico o, nell'acronimo inglese di noi anglofili (altro che NoGlobal), Epa.

E' vero, l'Africa non è solo vittima della globalizzazione selvaggia. Lo è anche, o verrebbe da dire nonostante. Nonostante secoli di predazione e di colonialismo, grazie ai quali abbiamo paesi rimasti bloccati su ricette economiche assolutamente fallimentari (vogliamo parlare delle coltivazioni di cotone dell'africa subsahariana, tanto per fare un esempio?).

Ed oggi, grazie al sistema in via di globalizzazione che Lei tanto decanta, l'Africa è diventato continente da depredare, in cui europei, statunitensi e, certo, anche i cinesi, concordano nella spartizione di ciò che rimane di una terra, ancora, ricca in risorse e cultura. Possiamo parlare delle multinazionali del farmaco, e delle loro scellerate politiche nei paesi del Sud, oppure possiamo guardare ai diritti delle comunità calpestati dalle imprese legate al business dell'energia, anche italiane.

Oggi noi siamo qui, a Nairobi, in Kenya. Assieme a quello che Lei sul Suo intervento definisce "presunto movimento panafricano", ma che qui vediamo in tutta la sua complessità, la sua interezza. Ed è un movimento di contadini e contadine che, assieme ad altri movimenti contadini di altre parti del mondo, sono proprio venuti a dire alla Commissione europea e al governo che Lei rappresenta e con cui concorda le linee politiche, che loro, i contadini, non quelli presunti, ma quelli che lavorano sui campi 14 ore al giorno, non sono d'accordo con gli sviluppi che gli Epa stanno avendo.

Chiedono anni di moratoria, almeno venti, per poter consolidare le proprie economie, chiedono sostegno per i mercati locali, per l'integrazione subregionale. Vogliono essere tutelati, esattamente come le imprese nascenti d'inizio secolo in occidente, rispetto ad una competizione globale che li vedrebbe perdenti. Di quale presunto movimento parliamo, ministro Bonino, quando ieri, proprio ieri, i rappresentanti delle maggiori piattaforme contadine dell'Africa dell'Ovest, Roppa, dell'Africa Centrale, Propac, e dell'Africa orientale assieme all'Asian Farmers Association [organizzazioni alle quali aderiscono più di ottanta milioni di contadini], hanno rimandato indietro la proposta preconfezionata degli Epa. Pensata, sviluppata e implementata senza prendere loro in considerazione.

Forse si domanderà chi rappresentano, costoro. Potrebbero risponderLe i numeri. Visto che parliamo di decine di milioni di persone. Solo Roppa rappresenta oltre 35 milioni di contadini. Ed hanno nomi reali, perché sono persone in carne ed ossa.

Ed in particolare sono donne. Si chiamano Lucy Mwangi, Halima Tiusso Sanda, Phoebe Anyango per dirgliene alcuni. Ma sono molti, milioni e sparsi per l'Africa. Forse, se possiamo permetterci un consiglio, La inviteremmo qui, a parlare con loro.

A febbraio ci sarà in Mali un Congresso internazionale sulla sovranità alimentare organizzato proprio da Roppa. Ci vada. Ed ascolti. Esattamente come stiamo facendo noi in queste assolate giornate di Nairobi.

 

Potrebbe valerne la pena.

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