La guerra contro la fame nel mondo vede ancora una volta sconfitti i pił poveri

Tra il 2005 ed il 2007 si è registrato il grande salto in avanti di quanti patiscono la malnutrizione cronica: 75 milioni in più concentrati nei paesi in via di sviluppo. Ad aggravare la crisi alimentare c’è il vertiginoso aumento a livello globale dei prezzi del cibo, del petrolio (che grava sul trasporto e la distribuzione) e dei fertilizzanti. E troppo spesso tutto questo si combina con la siccità ed i conflitti armati che fanno letteralmente impazzire i costi degli alimenti.
La Fao parla di un aumento di 24 milioni di persone nell’Africa Subsahariana, 41 milioni in Asia e nell’area del  Pacifico, 6 milioni in America latina e Carabi  e 4 milioni nel vicino Oriente e Nordafrica.

Nel solo Corno d’ Africa la malnutrizione cronica coinvolge 14 milioni di persone. In Etiopia, Somalia, Gibuti ed Eritrea è oramai un fenomeno endemico, mentre si sta diffondendo in alcune aree di Kenya, Sudan e Uganda.
Nell’ultimo anno il cibo è aumentato del 50% in Uganda, dell’80% in Kenya, dell’ 88% a Gibuti, del 152% in Etiopia e addirittura del 365% in Somalia.
La situazione è insostenibile se si pensa che la gente fatica a mettere insieme un dollaro al giorno necessario per la sopravvivenza minima.
In Etiopia ci sono 4 milioni e 600 mila persone che necessitano degli aiuti alimentari ma la cifra è destinata a toccare quota 10 milioni nel marzo 2009 se non ci sarà un intervento di emergenza del costo di 460 milioni di dollari. Il governo etiope è tutto proteso in questo momento a fornire l’immagine esterna di un paese proiettato nel futuro, con un ragguardevole indice di crescita. Qui la situazione è drammatica. Secondo la Fao, il paese sta vivendo la più grave crisi umanitaria dal 1984. eppure dal 2004 al 2007 ci sono stati raccolti abbondanti con una crescita addirittura del 10%. Ma la siccità alternata a piogge e inondazioni ha fatto saltare il ciclo di semina e raccolto.
Gli organismi internazionali (come il Programma Alimentare Mondiale)  sono stati costretti per mancanza di fondi a ridurre la quantità di cibo da distribuire: dai 15 chili di sorgo a persona di tre mesi fa, oggi se ne consegnano appena 10. Un  quantitativo insufficiente a sfamare anche un bambino di pochi anni.
Nella regione centrale di Oromiya l’emergenza è più forte. Il paesaggio è splendido. La terra sembra molto fertile ma è solo apparenza. Qui infatti per tre mesi all’anno cresce solo foraggio per animali. Impossibile piantare altro. La stagione secca si alterna a inondazioni e piogge, impedendo così la regolare crescita di qualsiasi seme.
La chiamano la “green poverty”, la povertà verde. Gli abitanti della zona sopravvivono contendendo agli animali questa erba priva degli elementi nutritivi necessari. Segue poi da ottobre a giugno la stagione secca che è una maledizione anche per gli animali perché non cresce più neanche il foraggio ed il bestiame muore.
Oltre i necessari aiuti umanitari, la Fao sta cercando di mettre in piedi aiuti a medio e lungo termine per assicurare (attraverso tecniche semplici e poco costose) l’irrigazione delle terre, fertilizzanti e semi in maggior quantità e più ricchi.
La guerra contro la fame nel mondo vede ancora una volta sconfitti i più poveri.
Ridurre il numero degli affamati  nel mondo di 500 milioni entro il 2015 per rispettare il primo degli Obiettivi del Millennio oggi appare sempre più una sfida enorme. Ma siamo ancora lontani da un vero impegno delle grandi potenze.
Se si svuotassero gli arsenali per riempire i granai...

 

Articolo di Enzo Nucci

06 ottobre 2008



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